Stiamo nel cuore 💖

Nel caso tu perda la via, segui la mappa. Ricordati, tu sei qui 📍Perché, per invocare la Pace, dobbiamo essere noi, per primi, Pace ☮️

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Lavorare e migliorare se stessi si può con l’aiuto di un buon life & mental coach

Creare cause e condizioni per cambiare la propria vita.

Per poter “lavorare su se stessi” e sulla propria trasformazione è importante creare delle cause e delle condizioni che ci possono permettere di ottenere gli effetti desiderati.


Il primo punto è creare le condizioni (per mezzo di tecniche, esercizi e lo studio di sé), per il corretto apprendimento:


1. Non si può apprendere se la mente e il cuore sono come dei vasi chiusi: non entra e non esce nulla.
2. Non si può apprendere se la mente e il cuore sono come dei vasi bucati: anche se assimili qualcosa sul momento, subito dopo non rimane più nulla (mancanza di attenzione – memoria – volontà).
3. Non si può apprendere se la mente e il cuore sono come dei vasi sporchi: tutto quello che si riceve si mischia alla nostra confusione, ai nostri sogni, all’immaginazione passiva, alle emozioni negative e alle nostre aspettative. E’ come versare del vino buono in una botte con un fondo di aceto; tutto il vino si trasformerà in aceto.

La comprensione, nel nostro sistema, implica il corretto funzionamento, collegamento ed armonia fra le varie intelligenze del sistema corpo-coscienza; questo significa in sintesi che il centro intellettuale deve essere collegato con il centro emozionale e con il centro fisico-istintivo-motorio, e il tutto gestito armonicamente dal nostro Essere interiore.

Il secondo passo è imparare a separare la falsa personalità/ego/immagine (la nostra parte falsa), dall’Essenza (la nostra parte reale).

Il terzo passo è:


1. Lo studio di sé e del proprio funzionamento.
2. Lo studio dei quattro stati di coscienza: sonno, veglia, coscienza di sé, coscienza oggettiva.
3. Lo studio delle funzioni (intellettuale-emozionale-istintiva-motoria-sessuale).
4. Lo studio e il lavoro sui difetti della macchina-corpo: mancanza di attenzione e memoria; mancanza di uno stato di coscienza di sé; l’identificazione; l’immaginazione negativa; le emozioni negative; il mentire a se stessi; la frammentazione interiore e la mancanza di un “Io” reale; la mancanza di volontà cosciente; la mancanza di amore cosciente; la mancanza di un pensare libero e cosciente, ecc.
5. Lo sviluppo dei centri e delle funzioni superiori ( ancora, anche in questo caso, possiamo parlare di obbiettivi e di forza di volontà )

Riflessione: è interessante notare come pochissime persone cerchino di comprendere se stesse, in relazione alla propria vita. E’ altresì curioso, quando ci definiamo degli “esseri razionali” dotati di ragione e sentimento. Se una persona ha il coraggio di osservarsi per alcuni mesi senza mentire a se stessa, e di notare i propri comportamenti, potrà osservare che:


•Siamo poco coscienti di ciò che pensiamo, e del perché lo pensiamo.
•Siamo poco coscienti di ciò che facciamo, e del perché lo facciamo.
•Siamo poco coscienti di ciò che diciamo, e del perché lo diciamo.
•Siamo poco coscienti dei nostri sentimenti reali e profondi, ma solo di una serie di emozioni superficiali che cambiano al variare delle circostanze, e quindi: viviamo come delle bandiere che cambiano direzione, a seconda del vento che tira, senza avere un punto fermo o delle radici solide in noi stessi.
•Non siamo coscienti di chi siamo e di cosa vogliamo davvero; non siamo coscienti di dove stiamo andando e di dove sta andando la nostra vita. Siamo senza un “centro di gravità”.
•Non siamo coscienti delle nostre contraddizioni interiori: la testa è in conflitto con il cuore, il cuore è in conflitto con la parola, e la parola con le nostre azioni.
•Non siamo coscienti del nostro mentire a noi stessi, e di tutte le nostre giustificazioni e razionalizzazioni che utilizziamo per adattare la “realtà alle nostre illusioni”.
•Non siamo coscienti di come usiamo gli altri per ottenere amore, attenzione e riconoscimento.
•Non siamo coscienti che quello che chiamiamo amore, è in realtà, più attaccamento e paura di essere abbandonati, che amore.
•Non siamo coscienti che quello che chiamiamo pensare, non è un pensare cosciente ed attivo, ma un pensare “meccanico” e “condizionato”. Non siamo coscienti che questo non corrisponde al nostro pensare creativo e consapevole, ma piuttosto a un database copia-incolla, totalmente automatico che opera senza la partecipazione della nostra stessa attenzione-coscienza. Osservate quanti pensieri – non richiesti – vanno e vengono nella nostra mente. Dunque, chi è che pensa? Oppure, i pensieri si formano autonomamente senza che ci sia qualcuno a pensarli e a dirigerli consapevolmente?
•Non siamo coscienti di quanto le nostre decisioni siano condizionate dalla paura del giudizio degli altri e dalle nostre stesse paure e condizionamenti.
•Non siamo sufficientemente coscienti della sofferenza che provochiamo a noi stessi e agli altri.
•Non siamo coscienti del fatto che viviamo la nostra vita “assenti da noi stessi” e che passiamo da un’identificazione a un’altra senza rendercene conto.
•Non vediamo tutte le emozioni negative che creiamo a causa dei sogni ad occhi aperti o “film” personali che tendiamo a proiettare sul nostro futuro. In questo caso, il nostro futuro sarà solo una copia del nostro passato, perché noi rimaniamo sempre gli stessi.


Dopo aver osservato sinceramente e compreso lo stato di fatto delle cose, ora possiamo prendere delle decisioni reali:

1. Rimanere così come siamo.
2. Non decidere.
3. Decidere di fare qualcosa per cambiare il proprio stato.

Se hai deciso di non cambiare, o di non prendere una decisione, allora il problema non si pone, ma se hai deciso di fare qualcosa per te stesso, ecco altre domande alle quali poter rispondere:

1. Cambiare cosa?
2. Cambiare come?
3. Cambiare quando?
4. Cambiare perché?

Per essere in grado di rispondere a queste domande, abbiamo bisogno di un metodo completo e di una profonda conoscenza dell’essere umano, adatta allo scopo.


Questo è il primo passo verso una Via di evoluzione e di cambiamento.
Il secondo passo è la formulazione di intenzioni e di motivazioni concrete, corrette, positive e possibili, tenendo conto di aver visto e compreso:


1. Di come siamo e di come stiamo funzionando.
2. Di come potremmo diventare e funzionare diversamente.


La presa di coscienza di se stessi opera nel campo delle “possibilità di sviluppo delle proprie funzioni interiori e della Coscienza di Sé; questo significa che non si vede l’uomo come un essere debole e ammalato, ma più semplicemente, come a uno che non conosce ancora se stesso e il proprio funzionamento perché nessuno glielo ha mai spiegato. Purtroppo non si nasce con un libretto d’istruzioni e di manutenzione.
Un invito alla riflessione: “L’uomo è così inconsapevole e diviso al suo interno che non si rende conto di pensare una cosa, di sentirne un‘altra, di dirne una quarta, e di fare poi tutto il contrario di ciò che aveva deciso in precedenza. Non se ne accorge nemmeno, tanto egli è addormentato. Ed è proprio questo suo stato di “sonno” che gli permette di continuare così, senza porsi il minimo problema o dubbio sulla sua coerenza o affidabilità, nei confronti di se stesso e degli altri”.
Dal punto di vista pratico, il lavoro si basa su incontri di formazione interiore, strutturati principalmente su sedute individuali, dal vivo o tramite video chiamate. Ovviamente poi ci sono i seminari, i workshop, i vari laboratori pratici e teorici ma, essendo, ognuno di noi, un “sistema complesso unico ed irripetibile” il vero lavoro su se stessi può essere svolto solo individualmente tra coach e cliente.

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Dove stai vivendo? Nulla esiste tranne il qui e ora. Prova a vivere nel presente!

Se si è depressi, si vive nel passato. Se siete ansiosi, si vive nel futuro. Se si è in pace, si vive nel presente.

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Vittime innocenti di una guerra insensata

Innocenti, uomini, donne, bambini e si, anche animali

Il rifugio “Best Friends” a Makariv è stato colpito ieri da un ordigno esplosivo, alcuni animali sono scappati, gli altri sono molto stressati e agitati.

I volontari dal rifugio, ancora dentro, non intendono abbandonarli anche se i bombardamenti sono ancora in corso nelle aree vicine. La direttrice del canile municipale di Kiev, Natasha Mazur, medico veterinario, giorno per giorno si sta spostando nelle varie cliniche per dare soccorso e assistenza più animali possibile.

Sta cercando di recuperare cibo da negozi di animali che hanno ancora rifornimenti. Oggi per il secondo giorno consecutivo non sono riusciti a raggiungere il rifugio di Borodianets, ma conferma che gli animali stanno bene, così come quelli nei distretti di Desnyansky e Podilskiy.
Sono alcuni degli aggiornamenti diffusi da Oipa International (Organizzazione internazionale protezione animali) che ha mandato i primi aiuti economici all’associazione Sava’s Safe Haven (Romania), attiva al confine nell’accoglienza dei profughi ucraini con animali al seguito. Altri bonifici arriveranno alle altre leghe-membro in Ucraina e nei Paesi confinanti che stanno soccorrendo gli animali.
“Ringraziamo di cuore tutte le persone che ci stanno mandando aiuti in questa tragedia che colpisce gravemente anche gli animali, con o senza famiglia”, dichiara la responsabile Relazioni internazionali di Oipa International, Valentina Bagnato.

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Psicopatologie di guerra. Come combatterle e trasformarle!

Con l’espressione psicopatologie di guerra viene indicato l’insieme delle manifestazioni psichiche patologiche individuali e collettive, a comparsa immediata o tardiva, e con evoluzione transitoria o duratura, che abbiano una diretta, se non esclusiva, relazione con avvenimenti eccezionali di guerra, proprio come sta accadendo ora a causa della guerra in Ucraina 🇺🇦.

I disturbi psicopatologici si manifestano normalmente in concomitanza col combattimento. Essi possono comparire sia all’inizio del conflitto, quando la tensione accumulata durante l’attesa diventa intollerabile, sia mentre il conflitto è nel suo pieno svolgimento. Di grande importanza in questo senso è il ruolo dell’accumularsi delle emozioni, che in alcuni casi particolari può spiegare la comparsa ritardata di certe reazioni: il tempo di latenza può durare mesi o anni, a seconda delle modalità traumatiche.

Malgrado la situazione sia realmente drammatica, se vogliamo portare un nostro, seppur minimo contributo alla cessazione della guerra, dobbiamo necessariamente, trovare in noi stessi un punto di distacco emotivo, da non confondersi con uno stato di “menefreghismo”.

Questo è assai più vero per le persone naturalmente empatiche o HSP ( persone altamente sensibili e vulnerabili ).

I Consigli per combattere l’ansia da guerra.

Per combattere e superare l’ansia da guerra e più in generale qualsiasi stato ansioso è fondamentale seguire uno stile di vita sano e adottare alcune strategie

✅ Concedersi 7/8 ore di sonno, andando a letto e risvegliandosi pressapoco alla stessa ora.

✅ Prendersi delle pause dai media e dai mezzi d’informazione non è “ menefreghismo” ma ci può aiutare a “staccare la presa” della nostra mente dagli accadimenti negativi che accadono nel mondo.

✅ Tenersi informati di certo, ma sapendo centellinare il tempo che dedichiamo all’ascolto delle notizie.

✅ Uscire di casa se ci è possibile. Un bosco, un parco o comunque una zona anche urbana dove sia possibile stare a contatto con la natura, rilassa corpo e mente.

✅ Evitare di parlare sempre di ciò che sta accadendo o di circondarsi di persone che tendono, per natura a farlo è indispensabile affinché non veniate travolti dall’ansia e dalla paura

✅ concedetevi del tempo per voi. Una doccia calda o un bagno rilassante sono ottimi rimedi per sciogliere i nostri blocchi mentali. Anche un buon libro o un film non troppo “impegnativo” sortiscono effetti simili.

✅ Fare pasti sani, leggeri e regolari

Privilegiare frutta, verdura e cibi freschi, ricchi di vitamine e micronutrienti essenziali per l’organismo.

Evitare di mangiare in preda al nervosismo e assolutamente, evitate di sedervi a tavola con la TV sintonizzata su un TG

Non eccedere con dolci e snack fuori pasto

✅ Praticare tecniche di rilassamento.

Saper appoggiare la propria attenzione sul nostro respiro aiuta la nostra mente a passare da uno stato di onde Beta ad uno stato di onde Theta producendo in noi un naturale senso di benessere generalizzato. Anche la recitazione di un mantra è più che consigliabile.

✅ Se proprio non riuscite a stabilizzare o controllare l’ansia, parlatene con uno specialista.

Conclusioni

È molto importante per il nostro benessere psicofisico ed emozionale trovare delle “vie di fuga” che ci permettano di non essere letteralmente travolti da un ansia che, seppur giustificata dagli attuali eventi, non deve portarci a stati patologici che porterebbero un disequilibrio in grado di annientare la nostra mente. In questo particolare, terribile momento storico, è essenziale mantenere un certo grado di lucidità mentale che potrebbe, come scrivevo poco sopra, permetterci di essere realmente d’aiuto a noi stessi e agli altri.

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Parti da te stesso per migliorare la tua realtà.

Non importa chi sei, non importa quello che hai fatto, non importa da dove sei venuto, si può sempre cambiare, puoi sempre diventare una versione migliore di te stesso.

Ogni qualvolta cerchi di essere migliore di quello che sei, anche tutto quanto ti circonda diventa, automaticamente, migliore.

Per migliorarti, qualunque cosa tu possa fare o sognare di fare, incominciala! L’audacia ha in sé genio, potere e magia

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L’importanza di un Life e Mental Coach come alleato che può aiutarti ad affrontare la tua vita, sviluppando i tuoi naturali talenti e propensioni!

I life e mental coach non ti cambiano, ti spronano solo ad affrontare meglio la vita!

Il life e mental coach facilita il percorso di crescita e di miglioramento personale e professionale. Il suo terreno di lavoro sono emozioni quali insicurezza, paura, insoddisfazione, stress e infelicità. Agevola l’individuazione di obiettivi realizzabili e fornisce la motivazione per raggiungerli.

Ogni individuo conosce già le risposte di cui ha bisogno. Il compito del life coach è fare le domande giuste. Aiuta a chiarire desideri e ambizioni, identificando le priorità. È una guida nel ritrovare la parte più autentica di sé. In questo modo le energie si focalizzano e si indirizzano nella giusta direzione.

Questo processo non sempre vuol dire correre più veloce e più lontano. Si basa sul carattere e sulle vere esigenze della persona. La serenità a volte significa recuperare il proprio ritmo. L’equilibrio è anche riscoprire il valore della pazienza e dell’attesa.

Il life coaching sprona a mettere ordine nella mente, eliminando ciò che non serve. Individua i meccanismi di auto-sabotaggio, i blocchi, i pensieri negativi. Analizzando il cliente, evidenza i punti deboli su cui lavorare e ne valorizza quelli di forza. È il suo primo sostenitore, per fargli ritrovare l’autostima che “non è perduta ma solo smarrita”.

Le tecniche di un life coach sono in continuo adattamento. Lungo il cammino si valutano i progressi e si cambiano le mosse. L’impresa è conquistare una maggiore sicurezza nelle proprie capacità, determinazione ed entusiasmo.

Un buon risultato è fare in modo che quei processi guidati diventino automatici e durevoli. Il cliente non avrà più bisogno del proprio sponsor e procederà da solo con ritrovato equilibrio.

Quando, come e perché seguire un percorso di life coaching?

A volte ci si sente come davanti a un bivio, o addirittura a un vicolo cieco. Nasce l’esigenza di modificare qualcosa, di diventare protagonisti della propria storia. Ecco, quello è il momento giusto per rivolgersi a un life coach.

Il fine è il cambiamento, il life coaching è il mezzo, ma non può essere scelto a caso. Bisogna affidarsi ad un professionista serio e responsabile. Deve possedere qualifiche reali.

Le sessioni di life coaching si svolgono sia frontalmente che da remoto. Quest’ultima opzione è comoda per rintracciare operatori che si trovano logisticamente distanti. Però perché affidarsi a un life coach? Per sfruttare un sistema pratico e personalizzabile, concepito per aiutare gli individui a migliorare la qualità della propria vita.

Perché è una figura importante?

I rapidi e costanti mutamenti della società, a volte disorientano. La perdita di punti di riferimento genera scelte sbagliate o azioni poco incisive. Spesso da soli non si ha la forza o la lucidità per trasformare ciò che si è in ciò che si vuole essere.

È difficile lottare contro il proprio “self talk” autolimitante. Un punto di vista imparziale riconosce meglio le opportunità. In questo senso la guida di un life coach è importante per non sprecare tempo e risorse dietro progetti inconcludenti.

Il principio vale sia per i momenti salienti che per la quotidianità. Si attiva così un circolo virtuoso che porta ad abbandonare abitudini tossiche in favore di quelle costruttive. Con l’assistenza di un buon life coach si impara a relazionarsi con sé stessi e con gli altri.

Dr. Paolo Bran Veneziani

Master Life and Mental Coaching autorizzato da CCF-LCF-DCP- ICF

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“Lamentosi seriali”

Come difendersi?

Hai uno o più colleghi che si lamentano in continuazione?

I “lamentosi” seriali sono quanto di più brutto (o bene?) possa esserci su un luogo di lavoro (luogo in cui passi i 3/4 della giornata).

Oggi questa frase trovata sul web, della poetessa Maya Angelou, mi ha fatto riflettere proprio sull’argomento.

L’attività da mental e life coach che svolgo nel quotidiano, include anche l’ascolto di tante e diverse persone, che si rivolgono a me affinchè trovi una soluzione a problematiche tecniche-scientifiche che si verificano.

Non tutte però si rivolgono a me esponendo semplicemente il problema.

C’è stato un periodo che io assorbivo tutte le lamentele delle persone che conoscevo (amici, parenti, colleghi, conoscenti ecc)..

Un bel giorno ho capito che era solo un male per me ascoltarli, cercare magari anche di convicerli del contrario di quanto dicevano, ed era invece un bene per loro che si sfogavano.

Sono passato (a secondo dei casi), a eliminare questo tipo di persona dai miei contatti o ad evitarli quanti più possibile.

Da un pò ho aggiunto un tassello in più al puzzle: so che cercare di evitarli non è un atteggiamento molto proficuo, visto che tutto ciò che si evita, in genere si ripresenta in altre forme.

Il mondo è pieno di persone che si lamentano…se ne scansi una puoi stare tranquillo/a che ne incontrerai altre.

Quindi in definitiva, che si fa in questi casi?

Se ti infastidiscono, è preferibile capire il motivo del perchè e quindi il messaggio inconscio che ti portano, e ringraziarli per questo.

✅ Io ricordo inoltre sempre a me stesso che dipende da ognuno di noi cosa scegliamo di vedere e su CHI e COSA vogliamo focalizzare la nostra attenzione quotidiana.

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“Amica vulnerabilità”

La vulnerabilità non è debolezza, e questo mito è profondamente pericoloso”.

Davanti a una platea piena di persone chiedo spesso:

Quanti di voi quando pensano o fanno qualcosa di vulnerabile dicono a se stessi che la vulnerabilità è debolezza?”.

La maggior parte delle persone alza la mano.

Questo perchè la nostra cultura ci ha sempre insegnato, e ci insegna tutt’ora, che dobbiamo essere forti. Sempre e comunque. Come se l’imperfezione non fosse contemplata.

Eppure, è proprio l’imperfezione che ci fa evolvere.

Dalle tue vulnerabilità nascerà la tua forza”, scrisse Sigmund Freud”.

Vulnerabilità non è sinonimo di debolezza. Al contrario, è una capacità profonda di sentire e di essere sempre presenti a se stessi.

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In 500 anni estinte il 10% delle specie conosciute

Nuovi dati su molluschi confermerebbero però la sesta estinzione di massa.

La sesta estinzione di massa è in atto: negli ultimi 500 anni si sono estinte circa il 10% delle specie conosciute.

E’ la nuova stima che arriva da un nuovo studio coordianto dall’università delle Hawaii e il Museo di storia naturale di Parigi e pubblicato su Biological Reviews che ha analizzato in particolare la perdita di biodiversità dei molluschi.

Il drastico aumento dei tassi di estinzione delle specie e il calo dell’abbondanza di molte popolazioni animali e vegetali sono ben documentati – ha spiegato Robert Cowie, primo autore dello studio – tuttavia alcuni negano che questi fenomeni equivalgano a un’estinzione di massa”.

A dare supporto a queste tesi, spiegano i ricercatori, è una visione parziale del problema che tende a osservare solo quel che sta avvenendo tra specie più facilmente ‘visibili’ come i mammiferi e gli uccelli che però costituiscono solo una parte ristretta della biodiversità mondiale. Ma secondo i ricercatori focalizzandosi invece nel mondo degli invertebrati il quadro che ne emerge è invece particolarmente drammatico: a partire dal 1500 si stima che delle quasi 2 milioni di specie viventi conosciute siano scomparse tra le 150mila e le 260mila (tra il 7,5 e il 13% del totale). “L’inclusione degli invertebrati è la chiave che conferma che stiamo davvero assistendo all’inizio della sesta estinzione di massa nella storia della Terra“, ha detto Cowie.

Ovviamente il tasso di estinzione non è lo stesso nei vari ecosistemi e nei vari gruppi di viventi, ad esempio nei mari la scomparsa di specie sembra essere molto più ridotta che sulla terra. Purtroppo, sul tema esistono molti ‘negazionisti’ – aggiungono i ricercatori – oppure tesi che sostengono che il cambiamento in atto vada interpretato come una sorta di ‘correzione’ degli ecosistemi ad opera dell’uomo. “Negare la crisi, accettarla senza reagire, o addirittura incoraggiarla – conclude Cowie – costituisce un’abrogazione della responsabilità comune dell’umanità e apre la strada nel continuare in questa triste traiettoria verso una sesta estinzione di massa”.

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