Il percorso di transizione di Eris!

Tra l’ indifferenza, la burocrazia, le discriminazioni, Eris dimostra quel coraggio che dovremmo trovare tutti noi, perché l’interconnessione è una realtà ed una società più accogliente e attenta non è ancora utopia.

Sono Eris, sono una donna, una trans lesbica romantica e bisex nella mia espressione sessuale. Sono pagana e artista”.

Oggi, tra le tante mail, messaggi, DM, ecc, che ricevo giornalmente ho scelto di pubblicare la storia di Eris. La sua è una storia attuale, vera, a tratti dolorosa e drammatica. La vita è dolorosa a volte, per alcune persone però può esserlo di più. È il caso di Eris, del suo travagliato percorso di transizione, della sua solitudine, di un silenzio che fa tanto, troppo rumore. Un silenzio assordante, un tacere che nessuno ha il diritto di perpetuare.

Colgo l’appello di Eris, e di chi come lei necessita del supporto delle strutture sanitarie, statali e governative.

Oltre queste però, sono gli amici, i famigliari, i colleghi di lavoro, i conoscenti, le persone vicine che devono rompere questo insano silenzio. Un semplice “come stai”? o “come posso aiutarti?” o ancora “ io ti sono vicino, ma vicino sul serio, vicino davvero, con il corpo e con il cuore” sono frasi che possono salvare la vita.

Ricordo infine che, fino alla fine del complicato percorso di transizione, molte persone sono messe al bando, emarginati dalla società, dal mondo del lavoro, della cultura, persino impedite all’ affitto di un appartamentino.

Noi dobbiamo, è un nostro sacrosanto dovere, prendercene carico.

Siamo tutti figli nati sotto lo stesso cielo.

Ecco la mail che ho ricevuto da Eris! Una mail ricca di vissuto, d’esperienza, di drammi, ma anche piena di vita, di voglia di lottare, non solo per se stessa ma per tutte le persone che seguono un percorso simile al suo!

Sono Eris, sono una donna, una trans lesbica romantica e bisex nella mia espressione sessuale. Sono pagana e artista.

Insomma una minoranza nella minoranza

Scrivo in questi giorni in cui si sta assistendo ad un disgustoso dibattito sulle vite delle persone trans. Dibattito in cui vorrebbero cancellarci a colpi di Ave Maria.

Viviamo in una burocrazia che non ci riconosce, in una sanità che non ci riconosce, in cui la cosa più semplice ci viene complicata.

Sentenze, certificati, asseverazioni solo per veder riconosciuto il nostro diritto ad esistere.

Ormoni da prendere a vita, non studiati per noi, ai quali possono seguire complicanze anche molto gravi.

A volte assistiamo anche alla messa fuori commercio di farmaci che per noi sono salvavita.

Interventi chirurgici da svolgere all’estero o da un privato per tutelare la nostra salute.

Siamo patologiche, disforiche, ancora delle malate mentali per lo stato italiano, nonostante i continui richiami dalle istituzioni internazionali. Ci chiamano anche Viados che in portoghese significa deviati. Siamo forse uno svincolo sulla statale per lavori in corso?

Si diventa forti, si deve farlo se non si vuole rimanere schiacciate e schiacciati. E basta guardare ai numeri del TDOR, Transgender day of remembrance (20 novembre) per capire in quante rimangono schiacciate.

Sono impegnata con le mie poche energie anche a cercare di rendere migliore la vita per chi verrà dopo di me.

Ma sapete cosa è la parte difficile: la transizione sociale. I muri che ci troviamo davanti, le persone che faticano a comprendere e che dobbiamo prendere per mano. Distacchi più o meno lunghi che si posano con la loro aurea nera sulle nostre spalle già provate. Ogni persona trans ne ha vissuto almeno uno.

Avere pazienza, essere resilienti è diventato il nostro mantra di vita.

Non gridate il vostro sdegno sui social. Abbiamo bisogno di alleate e alleati.

Chiedetevi piuttosto cosa potete fare per la persona vicina a voi. Chiedetele se ha bisogno di un poco di vicinanza.

Che il benedetto popolo dello Shide, o anche detto piccolo popolo o fate, vegli su di voi.

Io credo in loro e penso che al momento giusto mi aiuteranno nelle riconciliazioni che chiedo.

E’ stato un percorso impegnativo anche il mio percorso spirituale, ma questa è un altra storia.

Con affetto Eris

E qui finisce la mail di Eris, malgrado le difficoltà, le sofferenze, le angherie, le maglie burocratiche di un paese poco, anzi, per nulla attento ai diritti civili, lei, Eris conclude: “ Con Affetto”. Non solo, aggiunge pure una benedizione e, lasciatemelo dire: “potrebbe essere arrabbiata e disillusa, ma termina la sua mail con un augurio e ci esprime affetto. Quanto coraggio in questa sua ultima frase, quanto equilibrio ed empatia, e quanto dovremmo imparare da lei.

Aggiungo che anch’io sarò sempre presente per chi ha bisogno, per chi vuole rendere testimonianza, semplicemente per chi vuole mettere nero su bianco il proprio percorso.

Ricevo troppe mail, messaggi, anche lettere e, l’intenzione della nostra redazione è quella di tentare di creare un gruppo di sostegno aperto a tutti e a tutte le persone discriminate, per sesso, orientamento sessuale, religione e colore della pelle.

Il progetto è in divenire, ma il gruppo di supporto sarà formato da avvocati, psicologi cognitivi, coach, ecc che lavoreranno pro bono per aiutare chi ne ha veramente bisogno.

Questo è mobilitarsi, questo è vero “spirito di servizio” e questo ci piace fare!

Seguimi se ti va sul mio profilo Instagram che utilizzo quasi esclusivamente per trattare argomenti legati alle discriminazioni, ai temi ambientali e tanto altro:

@paolo_bran_veneziani

La comunicazione assertiva

Perché utilizzarla? Quali sono i suoi vantaggi? Le regole base per una comunicazione piu producente e più vantaggiosa!

Ma cosa vuol dire comunicare in modo assertivo?

Comunicare in modo assertivo ci permette di esprimere le nostre idee e i nostri stati d’animo in modo diretto, aperto e onesto.

Ci permette di assumerci la responsabilità delle nostre azioni senza giudicare o incolpare gli altri.

Ci permette di confrontarci in modo costruttivo e trovare una soluzione reciprocamente soddisfacente laddove esiste un conflitto.

Gli stili di comunicazione

In linea generale ci sono tre stili di comunicazione:

• Lo stile passivo: le persone faticano a dire dei no perché temono il giudizio degli altri, il conflitto o non riconoscono i propri bisogni. Faticano ad esprimere le proprie opinioni anche quando riconoscono di aver agito in modo corretto.

• Esempi di frasi associate a questo stile di comunicazione sono: “Spero di non annoiarla”; “Ti rubo solo due minuti”;  “Mi dispiace dirti questo…se dipendesse da me…”

• Lo stile aggressivo: le persone tendono a giudicare gli altri e a svalutarli. Tendono ad ascoltare poco e interrompono gli altri per esprimere anche con vigore le proprie opinioni.A primo impatto ottengono ciò che vogliono ma con il passare del tempo questo stile di comunicazione rovina le relazioni.

• Esempi di frasi possono essere: “Come al solito hai sbagliato”; “Te lo avevo detto”; “Fai come ti dico”

• Lo stile assertivo: le persone assertive riescono a rispettare sia i bisogni degli altri che i propri cercando di ascoltare e negoziare in modo da trovare una soluzione che sia soddisfacente per tutti.

La tecniche di comunicazione assertiva

Prima di comunicare qualcosa è importante capire quali sono i nostri obiettivi e le nostre priorità.

Avere consapevolezza di questi due aspetti ci permette di fare le nostre richieste o esprimere il nostro punto di vista in maniera chiara e concisa.

Essere assertivi rientra nella logica win-win nella quale due persone si impegnano a trovare un accordo tra due desideri contrapposti per arrivare ad un compromesso che li soddisfi entrambi.

Ci sono cinque “regole d’oro” per iniziare a comunicare in modo assertivo.

1. Ascoltiamo l’altro in modo attivo

Quando una persona ci sta esponendo una sua opinione cerchiamo di ascoltarla senza essere preda di pregiudizi in modo da comprendere anche il suo punto di vista.

Potrebbero esserci utili alcune strategie:

– Riformulazione ossia ripetere quello che ci è stato detto per vedere se abbiamo compreso: “Se ho capito bene mi stai dicendo che…”

– Formulazione di domande sugli aspetti che non ci sono chiari con frasi come “Se ho ben compreso vorresti che…”

– Riassunto alla fine del discorso in modo da sottolineare i contenuti più importanti e dare un feedback sul fatto che abbiamo attivamente ascoltato l‘altro.

2. Parliamo in prima persona

Quando usiamo la prima persona gli altri possono facilmente capire che stiamo esprimendo un bisogno o una necessità.

Possiamo utilizzare alcune frasi come: “Mi piacerebbe che questo lavoro fosse completato per venerdì”; “Io penso che il lavoro che hai fatto sia buono ma mi piacerebbe che…”

Quando abbiamo un’opinione diversa dagli altri proviamo a sostituire “Ti sbagli” con “Non sono d’accordo” in modo che le persone capiscano che non stiamo esprimendo un giudizio su di loro ma che, pur apprezzandoli, abbiamo un’opinione diversa  su un determinato argomento.

3.Esprimiamo le nostre esigenze in modo chiaro e conciso

Per facilitare gli altri a comprendere le nostre ragioni cerchiamo di esprimerle in modo concreto riferendoci a fatti reali e circoscritti.

La frase: ” Vorrei che tu fossi più attenta nel tuo lavoro” può confondere il nostro interlocutore e spingerlo a porsi alcune domande come: A che cosa si riferisce? Quale parte del lavoro?

Si potrebbe mettere sulla difensiva perché recepisce un giudizio sulla sua persona e non sul comportamento.

Potremmo ristrutturare la frase in modo assertivo in alcuni passaggi

– Descrizione del comportamento:  “Da un mese circa stai consegnando i lavori in ritardo e le ultime tre relazioni che mi hai consegnato contenevano degli errori grammaticali”.

– Espressione delle emozioni e valutazione positiva della persona: “Sono molto preoccupata per te perché so che sei una persona precisa”

– Espressione del bisogno: “Mi piacerebbe poterne parlare con te per capire come possiamo affrontare questa situazione poiché ho bisogno che il lavoro che ti ho assegnato sia svolto in maniera precisa per poterlo presentare al cliente”.

– Proposta: “Cosa ne pensi se ne parliamo questo pomeriggio?”

4.Comunichiamo i nostri NO in maniera efficace

Ci sono alcune situazioni nelle quali ci viene richiesto un nostro contributo nella vita lavorativa o privata che ci crea delle difficoltà perché si sommerebbe alle nostre giornate stra-piene di impegni.

Come fare a dire no?

Innanzitutto rendiamoci conto delle conseguenze del nostro no in modo da avere una visione chiara degli eventi.

Quando rifiuteremo la proposta  accompagniamo sempre il no ad una motivazione ben precisa.

Un esempio potrebbe essere: “Non posso fermarmi oltre l’orario di lavoro perché per stasera ho già preso un impegno”

Quando ci risulta molto difficile esprimere un no, oltre alla motivazione, possiamo accompagnare il nostro rifiuto ad una proposta:

“Non posso fermarmi oltre l’orario di lavoro perché ho un impegno. Che ne dici se riguardiamo insieme il documento domani mattina?”

5.Facciamo attenzione al linguaggio non verbale

L’assertività passa anche dal nostro linguaggio del corpo.

Alcune strategie che ci possono tornare utili riguardano il mantenimento del contatto visivo con il nostro interlocutore, una posizione di apertura, un’espressione del volto vivace e un tono di voce fermo soffermandoci sulle parole chiave.

Saper comunicare in modo assertivo è un’arte che possiamo imparare!

Iniziamo ad allenare la nostra assertività sperimentandoci in situazioni che ci sembrano più facili da gestire e a piccoli passi riusciremo ad affrontare anche le situazioni che adesso ci sembrano davvero spinose.

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Non proiettiamo sulla natura concetti dualistici

La natura è semplicemente natura!

La natura è selvaggia! Non lasciamoci troppo influenzare da quella visione un po’ troppo disneyana che perpetua e ci bombarda con immagini di fiorellini profumati e farfalle colorate…banalmente basterebbe guardare un documentario di National Geographic per comprendere quanto la natura sia selvaggia, brutale, incontenibile.

Altrettanto vero è che noi siamo parte integrante e dinamica di questa natura…

Proiettiamo su di essa, ma soprattutto influenziamo le nostre abissali profondità interiori, con quei concetti che fanno parte della dialettica dell’essere….natura buona, natura cattiva ecc….

Questi però, a ben guardare, sono termini che, nell’accezione comune che noi diamo ad essi, comportano l’errata visione di concetti puramente dualistici e dicotomici.

La natura in realtà non è né buona né cattiva…è semplicemente, natura!

Pure noi, essendo energia, possiamo spostare le nostre montagne interiori, nella piena consapevolezza che sarà un lavoro duro,faticoso e doloroso.

D’altronde, vivere è mestiere duro, senza pause, senza soste, senza giorni di ferie, in balia delle intemperie di un insondabile futuro.

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