La vita è alchimia di trasformazione

La vita è come un’equazione di matematica: per ottenere il massimo, devi saper convertire il negativo in positivo.

Santa Muerte: “divinità pre-colombiana venerata ancor oggi”

El que apura su vida, apura su muerte – Colui che accelera la sua vita, accelera la sua morte“. Questo proverbio messicano descrive la morte, destino comune e certo di ogni essere vivente. Eppure, nonostante sia così scontata come epilogo della nostra esistenza, non è altresì scontato come affrontarla, durante la nostra permanenza terrena.

C’è chi la considera anche come una divinità cui appellarsi, in grado di cambiare le nostre sorti. Patrona dei narcos, dei poveri, delle prostitute, dei detenuti, la Santa Muerte è la divinità a cui chiedono aiuto gli ultimi della società. Il culto della Santa Muerte si è sviluppato spontaneamente nelle zone più povere del Messico circa cinque secoli fa, mischiando tra loro antiche credenze funerarie azteche, il cattolicesimo spagnolo, imposto dai conquistadores nel XVI secolo, alcune usanze tipiche della hechicería (stregoneria) e della cultura yoruba, che si diffuse successivamente nelle Americhe attraverso la tratta degli schiavi africani.

Nella mitologia azteca e di altre antiche culture dell’area mesoamericana, come ad esempio i mixtechi e gli zapotechi, la figura della morte era rappresentata da Mictlantecuhtli, il Dio dei morti, immaginato come uno scheletro e, dalla Divinità Mictecacihuatl, chiamata la “Dama della morte”, che vegliava le ossa dei defunti. Queste temute Divinità erano i Signori del Mictlan – l’oltretomba – e il culto della Dea dei morti Mictecacihuatl era al centro dei rituali e delle celebrazioni svolte in onore dei defunti, che in seguito confluiranno nella festa del Dia de los Muertos, importato dai missionari cattolici.

Con l’arrivo degli spagnoli, così come è accaduto in Europa oltre alla conquista territoriale iniziò quella spirituale, attraverso un processo di evangelizzazione forzata dei popoli assoggettati dai nuovi dominatori, che consideravano come demoniaca qualunque credenza indigena. Ciò che non venne distrutto fu quindi semplicemente sostituito, ovunque vi fossero delle affinità tali da poterlo assimilare alle credenze, alle usanze e alle immagini iconografiche importate dai nuovi conquistatori cattolici. Fu così che gli antichi luoghi di culto vennero cristianizzati, le vecchie ricorrenze accorpate alle festività cristiane e gli idoli sostituiti. Le antiche Divinità poterono sopravvivere nelle vesti di Madonne o di Santi, fino a fondersi completamente con essi, nello scorrere inesorabile del tempo che ogni memoria cancella.

La Santa Muerte, chiamata anche affettuosamente la Niña Blanca (la bambina bianca), o la Dama Poderosa (la donna possente), viene raffigurata come uno scheletro vestito di veli, che possono essere di vari colori a seconda della protezione che si richiede: rossa per l’amore, verde per il lavoro o problemi legali, gialla per il denaro. Spesso viene raffigurata mentre brandisce una falce, mentre sorregge una clessidra, una bilancia o una marionetta.

Il cuore pulsante della venerazione per la Santa Muerte è nel quartiere degradato di Tepito, a Città del Messico. Si tratta dell’angolo più antico della metropoli messicana, ma anche quello più pericoloso e malfamato. E’ proprio in una delle sue vie, esattamente al n.12 di Calle de Alfarerìa, che c’è uno dei più famosi altari a lei dedicati. Proprietaria di questo altare è la signora Enriqueta Romero, meglio nota come Doña Queta, la quale lo esibì per la prima volta al pubblico il 31 Ottobre del 2001, interrompendo in tal modo un lungo periodo di clandestinità.

Attorno all’altare vengono lasciate numerose offerte, in particolare gioielli preziosi, soldi, frutti, caramelle, sigarette e birra. Il culto accetta apertamente l’aborto, l’uso del preservativo, ammette travestiti e transessuali nella sua chiesa e molti LGBT messicani la pregano affinché li protegga dall’omofobia e dall’intolleranza.

Una volta che si chiede la grazia, bisogna costruire un piccolo altare con la sua effige nella propria dimora, come lo chiamano i fedeli una “ofrenda”, cui lasciare doni e dove poterla venerare. Per prima cosa, si deve lasciare una rosa sulla ofrenda e, nel caso in cui questa appassisca durante la notte, la Santa avrà accettato di esaudire la richiesta.

Di seguito, una tipica preghiera da rivolgere alla Santissima:

Santissima Muerte, la mia Bambina Bianca. Ti chiedo umilmente di rompere e spezzare ogni maleficio, incantesimo e oscurità che si presenti nella mia persona, nella mia dimora, nel mio lavoro e nella mia strada. Santissima Muerte, elimina tutte le invidie, povertà, avversioni e inerzie ti chiedo per pietà di concedermi [aggiungere una richiesta]. E che con la tua presenza benedetta illumini la mia casa e il mio lavoro, e così anche per i miei amati, dandoci amore, prosperità, salute e benessere. Benedetta e lodata sia la tua bontà, Santissima Muerte. Signore, ti ringrazio infinitamente perché vedo la tua bontà nelle prove cui mi sottoponi, che perfezionano il mio spirito, Signore, ti rendo grazie, in mezzo a queste prove avrò la tua Benedetta e Santa benedizione”.

Alla Santa Muerte non importa chi sia il richiedente o quale peccato abbia commesso: se sarà un buon devoto gli tenderà la mano per esaudire qualsiasi richiesta.

Dopo di te – Oltre le onde del mareRomanzo breve a due voci di Matteo Tosi

“Quando le parole parlano all’anima”

È un grande piacere per me e sono certo per tutti voi, presentare sul blog il libro di un caro amico, Matteo Tosi, straordinario e poliedrico artista italiano.

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• Autore: Matteo Tosi

• Editor: Diego Di Dio

• Illustrazione: Antonella Monterisi

• Prefazione: Michela Zanarella

• Genere: Romanzo psicologico/ Diario

• Tema: Conflitto Madre figlio

• Ambientazione: Fiume Po, Delta del Po

• Caratteristiche: Racconto a due voci a metà strada tra il diario e il monologo teatrale

• Particolarità: Il libro chiude con la lettera del protagonista Luca alla madre Hélène. A partire da quella lettera, Tosi ha voluto creare uno spazio dedicato al lettore dal titolo: Le parole taciute. Quante volte – dice – avremmo voluto dire, parlare, comunicare e non lo abbiamo fatto. Acquistando la versione cartacea, è possibile scrivere quelle parole, rendendo il libro un oggetto unico da conservare o da regalare. L’autore chiede anche al lettore di condividere con lui le lettere. Le più belle e le più emozionanti saranno pubblicate nel prossimo volume.

I muoiono nel momento in cui prendono forma le parole”

(Arthur Schopenhauer)

• Pagine 112

• Copertina flessibile

• ISBN 979-8656966290

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QUARTA DI COPERTINA

Dopo di te – Oltre le onde del mare

Luca sta dormendo nel suo letto. Un incubo lo sveglia di colpo, sente il rumore di passi, la porta si apre. È Hélène: “Ti va di venire al mare?” Luca non risponde. 

L’orologio segna le ore 15.43. 

Luca è seduto in macchina, una Chevrolet d’epoca, al suo fianco la mamma Hélène. È una donna bella, elegante, che ha vissuto una vita nel jet set internazionale. 

Stanno percorrendo una strada sull’argine del Po, verso il mare. Luca ha tanta rabbia dentro ed è bloccato, Hélène vorrebbe che uscisse dal mondo nel quale si è rinchiuso e che ricominciasse a vivere, ma Luca non accetta che lei interferisca nella sua vita. La discussione si fa animata, una distrazione, un camion pesante attraversa la strada, l’impatto sembra inevitabile. 

Miracolosamente, non è successo nulla. 

L’orologio del cruscotto segna 16.43. 

Dopo di te – Oltre le onde del mare è un romanzo breve a due voci, un dramma che racconta il conflitto tra una madre e un figlio. Un tragitto verso il mare che si rivela una catarsi dentro le loro vite. Un racconto di esigenza, di parole taciute e di riconciliazione, una via di mezzo tra un diario e un monologo teatrale. 

Un viaggio… oltre le onde del mare.

PREFAZIONE

Dopo di te – Oltre le onde del mare

Siamo abituati a vedere Matteo Tosi in televisione, al cinema, in teatro. Il suo percorso artistico è notevole, da sempre impegnato nello spettacolo, nella cultura e nel sociale. Questa volta l’attore, produttore e regista veneto si mette alla prova nella scrittura con un romanzo breve a due voci “Dopo di te – Oltre le onde del mare”. Protagonista della storia è Luca insieme alla madre Hélène, donna affascinante che ha vissuto una vita nel jet set internazionale.  Il rapporto madre-figlio in letteratura è stata affrontato da scritturi di ogni tempo con uno sguardo ampio fino ai giorni nostri, ma alla soglia del Novecento ha raggiunto il suo apice con la psicoanalisi. Nella Divina Commedia, ad esempio, la figura di Beatrice nel rapporto con Dante è quasi ‘materna’, si può accostare all’affetto di un piccolo con la madre. Come non ricordare la madre di Ombretta in ‘Piccolo mondo antico’, la madre di Cecilia ne ‘I promessi sposi’, la madre di tutti, la madre coraggio di Bertold Brecht, per passare poi alla protagonista del romanzo di Lalla Romano “Le parole tra noi leggere” del 1969 che affronta la difficoltà di comunicazione tra genitori e figli. Il suo è un girare intorno a un personaggio tanto vicino quanto lontano e possiamo dire che questo corrisponde anche all’opera di Tosi, che con una scrittura teatrale ci conduce in un viaggio intimo, carico di sentimenti ed emozioni contrastanti.  Il romanzo si apre proprio con le indicazioni sceniche per un’azione teatrale. Si ha subito l’impressione di essere seduti comodamente in platea per assistere al primo atto. Arriva immediato lo stato di agitazione del protagonista ed il lettore non può sottrarsi. Poi la sequenza si sposta sulla figura di Hélène al pianoforte, la musica è quella realtà che la risolleva dalle angosce, ma c’è qualcosa che la tormenta. Lo stacco avviene quando lei si alza e va dal figlio, è lì il principio, la ricerca di un contatto. Chiede a Luca di andare al mare. Inizia il viaggio e sono i gesti, le espressioni, i movimenti accennati e le pause, più che le parole a raccontare. E’ il silenzio tra i due a dare voce a pensieri infiniti sottaciuti. Non è facile comunicare, intendersi, capirsi, specialmente quando si sono vissute situazioni complesse, soprattutto quando si è madre e figlio. “Certi luoghi non possono cambiare” scrive l’autore, consapevole che il cambiamento può avvenire solamente dentro di noi. Sono le esperienze a renderci diversi, a farci maturare o regredire. Fa parte della vita. La scrittura di Tosi è visiva, riflessiva, poetica, molto equilibrata, cinematografica. In questo intenso dialogo a due voci, si scoprono le emotività proprie di ogni singolo protagonista. Entrambi compiono un percorso dentro di sé e lo fanno con la speranza di riuscire a farsi comprendere. Tra ricordi e riflessioni si va tra luoghi della memoria e luoghi reali e si riallineano le tappe di un’esistenza che racchiude momenti sereni e altri più cupi. Una corsa verso il mare, parafrasi dell’obiettivo della vita, che ha tutta la bellezza di un affetto che passo dopo passo ritrova i suoi equilibri. Tosi ha dato forma ad una storia autentica e profonda in cui ognuno può riconoscersi. Sapersi ascoltare, accettare, perdonare, è una grande forma d’amore verso se stessi e gli altri. Il mare rievoca il mondo inconscio, rimanda allo stato emotivo ed è la giusta destinazione per la riconciliazione. 

Michela Zanarella

Una breve e sintetica biografia di Matteo Tosi

Attore, produttore e regista di spettacoli, Matteo Tosi si laurea in Discipline Arti Musica e Spettacolo dell’Università di Bologna e contestualmente si diploma Attore e Operatore Teatrale. Lavora in teatro, fiction Rai e Mediaset (L’Ispettore Coliandro, Incantesimo, Carabinieri, Crimini, Nordest ecc.) e cinema nazionale e internazionale. Nel 2016 è tra i protagonisti della serie filippina Dolce Amore. Ha grande esperienza anche nei campi televisivo e pubblicitario, nei quali si è mosso soprattutto all’inizio della sua carriera, lavorando anche con alcuni grandi nomi della musica (Zucchero, Venditti, Mango). Nel 2009 riceve il Premio Adolfo Celi al festival del Cinema di Messina e nel 2011 il Premio Euromediterraneo per la sceneggiatura del Cinemusical Opera Palladio. Per l’impegno sociale gli viene conferito nel 2015 il Giglio D’Oro. 

Sito web: www.matteotosi.net

(NdR) Consiglio caldamente la lettura di questo libro. Un racconto breve che ci spingerà, nostro malgrado, ad intraprendere un viaggio interiore nelle recondite, più profonde e autentiche pieghe della nostra anima. Buona lettura!

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