27 Dicembre vaccino Day

27 dicembre, il giorno della speranza 🌈

Tanti giorni distanziati, distaccati, isolati, divisi gli uni dagli altri. Divisi dalla nostra umanità, da noi stessi, dal nostro istinto di aggregazione. Affamati, tanto affamati di contatto umano. Oggi possiamo cominciare a sperare quello che fino a ieri sognavamo. Strade piene di gente, mani che si stringono forte, pacche sulle spalle ma soprattutto abbracci, tanti abbracci ma di quelli veri però, di quelli che scaturiscono dal cuore e vanno ad accarezzare le pieghe dell’anima. Io ci credo, ci voglio credere. Come dice Selvaggia Lucarelli, il vaccino me lo bevo come uno shortino!

Tutto il mio essere ha bisogno di abbracci, tutto il mio cuore ha la necessità di non dover più fare la conta dei morti, dei ricoverati, dei dimessi, dei nuovi contagiati e se nel vaccino c’è un microchip? Il 5G? Un impianto alieno? Beh, direi proprio un sonoro: “chi se ne frega”

VACCINO, LA NOSTRA SPERANZA

Alcune volte, non troppe a dire il vero sono stato bersagliato nella vita:
troppo piccolo
troppo magro
troppi brufoli
troppo…
ora, sono stato insultato per via della mia convizione che bisogna fare il vaccino..la differenza, dalle altre situazioni, è che questa non mi ferisce..mi rattrista solo molto.

Ma ragazzi, c’è una cosa positiva in tutto questo, mi sembra di capire leggendo i commenti sotto le foto dei primi vaccinati che un sacco di gente non si vaccinerà perché “sono cavie, Soros, chissà cosa c’è nella siringa, il 5g, meditate gggggente!”.
Questa è una bellissima notizia per noi altri. La fila per le vaccinazioni si accorcia, clamorosamente sfoltita dalla coglionaggine altrui.
Evviva!

Sereno, diverso Natale a tutti

Io ci vedo qualcosa di speciale, nonostante tutto, in questo Natale 2020. Saprà di mancanza. Saprà di Natale, forse più dei Natali in cui potevamo decidere con chi tagliare un panettone.

L’albero però è d’obbligo

Io ci vedo, nonostante tutto, qualcosa di speciale in questo Natale 2020. Ci vedo il primo Natale in cui si parlerà non di quello che siamo obbligati a fare (le cene infinite, i parenti sgraditi, i regali dovuti), ma di quello che non potremo fare. Sarà il Natale in cui penseremo a chi manca e non a chi è di troppo. Sarà un Natale senza rituali superflui, visite obbligate, frasi di circostanza. Sarà il Natale che ci verrà concesso, il Natale in cui forse non ci saranno tombole e nonni che si addormentano sul divano davanti alla tv, ma in cui l’amore saprà verità e di distanza. È un Natale in cui tutti faremo qualcosa per gli altri, senza stringere mani in chiesa e baciarci brilli, tra gusci di noce sul tavolo e qualcuno con la giacca glitterata in tv.

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