Quando il cuore sembra si spezzi.

Sintomi, soluzioni e meditazione

“È un colpo al cuore”, frase che esprime il sentimento di sofferenza di una persona che si trova ad affrontare una o più delle seguenti situazioni: shock emotivo, rottura di una relazione d’amore o di amicizia, perdita di una persona cara o discussione animata con qualcuno.

Quello che molti non sanno è che, in seguito a diverse ricerche al riguardo, possiamo sostenere che il dolore emotivo porta effettivamente a conseguenze di malessere fisico.

Secondo alcune autorevoli ricerche, una lite, una rottura affettiva, una perdita, può causare sintomi molto simili all’infarto che spingono le persone coinvolte a ricorrere alle cure del Pronto Soccorso. Tali sintomi, dopo i necessari accertamenti, svaniscono poi quasi sempre senza l’ausilio di medicinali o di cure mirate.

Diciamo che tale sensazione può definirsi quale un “falso infarto” (ndr)

Tali sintomi si possono riproporre nel tempo o fino ad una soluzione, positiva o negativa, della situazione che li ha causati.

Molto spesso, il più delle volte, siamo noi stessi in maniera inconscia, a mettere in moto i meccanismi che causano tali sintomi che vanno da un forte dolore al petto, aritmia, tachicardia, sudorazione eccessiva, forte emicrania, fiato corto e altri ad essi associati.

Un segnale di quanto scritto sopra è la nostra predisposizione a ripetere stili e comportamenti di vita che, per una sorta di senso di inadeguatezza, di vuoto affettivo, di sensi di colpa, di sensibilità eccessiva, di traumi infantili e altro, ci spingono a perpetuare, quasi fosse un loop temporale, comportamenti che sappiamo essere autolesionisti per noi stessi e di difficile gestione per chi ci circonda.

MA ESISTE UNA SOLUZIONE?

Ovviamente l’aiuto di un analista o di uno psicologo, in extremis anche la somministrazione di farmaci adatti e ovviamente prescritti da un medico ( il fai da te, in questo caso, può causare conseguenze anche pericolose) possono aiutare ad aiutarci.

L’auto analisi potrebbe essere più difficoltosa, ma, in certi casi, forse più duratura, proprio perché essa è il frutto di un attenta analisi su se stessi, sui propri limiti ma anche sui propri punti di forza.

Io, personalmente credo che molti di noi vedano il dolore come un mostro, dal quale fuggire, sedandoci o “distraendoci” dalle “cattive”sensazioni che esso porta con se.

Se invece potessimo o avessimo il coraggio di affrontare questo mostro, di fare la sua conoscenza, magari esso si rivelerà per ciò che è; non un mostro che ci vuole annientare ma forse un alleato in grado di portarci sollievo , in grado di aiutarci ad uscire da quel famoso loop che ci spinge, malgrado noi, ad assumere atteggiamenti negativi ripetuti e autopunitivi.

IN CASO DI RISOLUZIONE NEGATIVA DEL TRAUMA SUBITO!

In questo caso, quando l’incomprensione o l’evento negativo non trova uno sbocco positivo, una risoluzione, dobbiamo prenderne semplicemente atto e per quanto sia dolorosa la perdita, dovremmo essere in grado, dopo un periodo di auto strutturazione personale, che è possibile “bastare a se stessi” e che, per quanto doloroso possa essere il percorso di consapevolezza interiore, ogni dolore ha un inizio e una fine. I tempi di percorrenza dipendono da ognuno di noi e sono soggettivi.

Durante questo tortuoso percorso non cadiamo però in trappole egoiche quali, rancore, rabbia, risentimento verso chi crediamo ci abbia fatto del male. Comprendiamo invece, con intelligenza emotiva, che siamo, ognuno di noi, isole di uno stesso arcipelago, vicine si, ma pur sempre separate anche solo da uno stretto lembo di oceano. L’odio, il livore, la rabbia, bloccherebbero il nostro percorso di guarigione impedendoci di crescere e di maturare psicologicamente e, paradossalmente, indebolendo maggiormente il nostro equilibrio psicofisico.

IN CASO DI RISOLUZIONE POSITIVA DEL TRAUMA!

In questo caso le cose parrebbero più semplici, ma non è propriamente così scontato e veritiero.

Se, per esempio, dopo una forte discussione che ci ha causato un dolore, facessimo finta di niente e ricominciassimo il rapporto da dove l’avevamo interrotto, le possibilità che il fatto traumatico si ripeta, sono statisticamente molto alte.

Bisognerebbe, al contrario, “sviscerare” ciò che ha fatto esplodere la discussione, parlarne con sincerità, senza anteporre l’io al noi.

La comunicazione assertiva ( vedi un mio precedente articolo ) e l’ascolto profondo possono, in questo caso, non essere solo utili, ma, indispensabili.

Vorrei darvi un consiglio.

Se tenete ad una persona e questa vi dice:

“ non sopporto quando indossi quella camicia verde acido,” se potete, accontentatela ( probabilmente ha ragione, diciamocelo con franchezza, a chi sta bene il verde acido?☺️)

Se però, quella stessa persona vi spinge a snaturare voi stessi, chiedendovi di cambiare ciò che siete, mantenete il punto, non permettere mai e poi mai, a nessuno, di limitare il vostro agire, di anteporre l’altrui benessere al vostro. Questo è importantissimo in qualsiasi rapporto interpersonale, se lo permettete, questo vi porterebbe a rivivere quella stessa situazione dolorosa che, erroneamente, credevate di esservi lasciati alle spalle. Ricordatevi che nella vostra unicità, siete preziosi nell’economia dell’universo e che, nessun essere umano, può pretendere da voi un cambiamento radicale del vostro e unico modo d’essere, soprattutto se, in ultima analisi, esso vi fa stare bene e appaga il vostro senso di utilità, verso voi stessi e verso il mondo.

La meditazione sul respiro

Esistono vari metodi per imparare a meditare senza assumere Asana ( posizioni di meditazione, tipici orientali ) che ci sono estranee è molto spesso dolorose.

Io personalmente, oltre ad altri metodi che utilizzo giornalmente, in momenti di forte stress emotivo, prediligo concentrarmi sull’osservazione del respiro.

Fateci caso. Ogni volta che siamo sotto forte pressione, il nostro respiro tende a bloccarsi in alto, respiriamo in modo convulso e superficiale.

Dapprima quindi, posiamo la nostra attenzione sull’inspirazione e l’ espirazione, percepiamola come un flusso costante di aria che entra ed esce dai nostri polmoni, poi, con delicatezza, sempre con l’ attenzione al respiro, cerchiamo di regolarlo ad un ritmo un po’ più lento e più profondo. Il nostro cervello e le nostre emozioni sono fortemente connesse con il respiro e saperlo controllare, manda degli input alla nostra mente, quasi costringendola a chetarsi un po’ alla volta.

Non forzate troppo il respiro, mi raccomando, altrimenti correreste il rischio di entrare in iper ventilazione . Semplicemente, osservatelo e pian piano da alto e superficiale rendetelo più profondo e regolare.

Vi assicuro che questa tecnica, pur nella sua semplicità, può essere di grande aiuto.

Vi auguro una buona vita, soprattutto la più serena è appagante possibile.

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Pubblicato da paolobran

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