Patti Lateranensi e Concordato!

Cosa sono? Come leggerli? Si possono cambiare? In che modo influiscono sulla politica italiana? Conoscere per cambiare!

1. Che cosa sono i Patti Lateranensi?

I Patti Lateranensi sono accordi, stipulati l’11 febbraio 1929 tra il Regno d’Italia e la Santa Sede e resi esecutivi in Italia con la Legge n. 810 del 27 maggio 1929.

La sottoscrizione dei Patti decretò la nascita dello Stato della Città del Vaticano, autonomo e indipendente al pari del Regno d’Italia, risolvendo definitivamente la c.d. “questione romana”, ossia la pregressa rottura delle relazioni tra Stato e Chiesa, regolandone i futuri rapporti.

Articolati in tre distinti documenti, Trattato, Convenzione Finanziaria e Concordato (quest’ultimo sottoposto a revisione nel 1984), i Patti Lateranensi disciplinano tuttora i rapporti fra Stato Italiano e Santa Sede.

2. Chi ha firmato i Patti Lateranensi?

I Patti Lateranensi furono sottoscritti dall’allora capo del Governo del Regno d’Italia, Benito Mussolini, e dal Cardinale Pietro Gasparri, in rappresentanza del Pontefice Pio XI.

Le firme vennero apposte nel Palazzo di San Giovanni in Laterano, da cui presero appunto il nome.

Anche la data di sottoscrizione non fu casuale: l’11 febbraio 1929 ricorreva infatti il settantunesimo anniversario della prima apparizione di Nostra Signora di Lourdes, a conferma dell’apprezzamento della Santa Sede per la conclusione dell’accordo con colui che il Pontefice definì “l’uomo della Provvidenza”.

3. La soluzione della “questione romana”

La stipula dei Patti Lateranensi fu diretta conseguenza del contesto socio-politico dell’epoca.

La nascita del Regno d’Italia, nel 1861, coincise infatti con l’avvio di una politica eversiva nei confronti del clero, volta a privarlo dell’enorme patrimonio accumulato grazie ai lasciti dei fedeli, in cambio dell’indulgenza plenaria, e ad indebolirlo politicamente.

L’avvenuta proclamazione del Regno d’Italia non poteva peraltro prescindere dall’annessione di importanti città quali Venezia, Roma e le province circostanti.

Il problema dell’indipendenza del Pontefice e della Santa Sede, meglio noto come “questione romana”, fu risolto militarmente il 20 settembre 1870, con la presa di Roma da parte dell’esercito italiano.

L’evento decretò la fine del potere temporale in Italia ed uno strappo lacerante nei rapporti con la Chiesa, che il Governo italiano tentò a lungo di “ricucire” ma senza alcun successo, almeno fino alla firma dei Patti.

Nell’Italia del 1929, Stato e Santa Sede erano dunque attori in conflitto, incapaci di dialogo, l’uno in posizione di totale primazia rispetto all’altro.

Sul piano politico e sociale si affacciavano poi le prime tensioni, alimentate dalle riforme di epoca giolittiana: il riconoscimento del suffragio universale maschile nel 1915 e la nascita ed il successivo consolidamento del partito popolare e di quello socialista, minarono il delicato equilibrio posto alla base dello “stato borghese”, favorendo il successivo avvento della dittatura.

Proprio in questo contesto si realizzò un’inaspettata confluenza tra interessi fino ad allora contrapposti e apparentemente inconciliabili: il neonato partito fascista guardò infatti alla Chiesa come “strumento” di coesione e consenso politico, mentre le gerarchie ecclesiastiche videro nel regime un solido alleato contro il liberalismo e le spinte socialiste in atto.

Comune era anche la visione della società, organizzata gerarchicamente in termini autoritari e corporativi, con un ruolo centrale riservato alla famiglia.

Il risultato di questa comunanza di interessi fu appunto la sottoscrizione dei Patti, con cui Stato e Chiesa si proposero di risolvere definitivamente la “questione romana”, sia sul piano politico che economico-finanziario, regolando i futuri rapporti reciproci.

A seguito della stipula dei Patti nacque lo Stato della Città del Vaticano – entità autonoma, munita di personalità internazionale, sul cui territorio, neutrale ed inviolabile, si esplicava la sovranità esclusiva del Pontefice – e la Santa Sede riconobbe a sua volta il Regno d’Italia, con capitale Roma.

4. Il contenuto dei Patti Lateranensi

I Patti constano di tre distinti documenti:

• il Trattato, volto a risolvere definitivamente la “questione romana”, decretando la nascita dello Stato della Città del Vaticano;

• la Convenzione finanziaria, allegata al Trattato, allo scopo di definire le questioni economiche ancora pendenti tra Stato e Chiesa, a seguito dell’emanazione delle leggi eversive;

• il Concordato, atto a regolare nel dettaglio i futuri rapporti tra Stato e Chiesa in Italia.

4.1. Il Trattato

Il Trattato lateranense fu concepito allo scopo di risolvere definitivamente la “questione romana”.

Punti salienti del Trattato sono:

• l’affermazione del principio secondo cui “la religione cattolica apostolica e romana è la sola religione dello Stato” (art. 1);

• la nascita ed il riconoscimento dello Stato della Città del Vaticano, dotato di sovranità internazionale e di un proprio territorio, neutrale ed inviolabile;

• l’affermazione del regime giuridico di Piazza San Pietro, su cui ha sovranità e giurisdizione la Santa Sede, mentre i servizi pubblici sono di competenza dello Stato Italiano;

• il riconoscimento del diritto di arbitrato internazionale della Santa Sede, il cui intervento nelle controversie tra Stati è subordinato alla richiesta dalle parti in causa;

• l’affermazione che la persona del Pontefice è sacra ed inviolabile, al pari di quella del Re;

• il riconoscimento di immunità diplomatiche agli inviati della Santa Sede, del diritto di legazione attivo e passivo (cioè di inviare e ricevere diplomatici) nonché l’autonomia degli enti centrali della Chiesa cattolica;

• l’impegno dello Stato italiano a riconoscere ed assicurare il diritto di transito sul proprio territorio di diplomatici inviati dalla Santa Sede e di merci ad essa destinate;

• il riconoscimento di efficacia giuridica in Italia delle sentenze emanate dalle autorità ecclesiastiche, inerenti persone ecclesiastiche o religiose in materia spirituale o disciplinare;

• il riconoscimento della proprietà di immobili (basiliche, edifici, istituti pontifici) in favore della Santa Sede;

• la definitiva risoluzione della questione romana, con il riconoscimento reciproco tra Stato e Chiesa, dello Stato della Città del Vaticano, sotto la sovranità del Sommo Pontefice e del Regno d’Italia, sotto la dinastia di casa Savoia con Roma capitale.

4.2. La Convenzione finanziaria

Allegata al Trattato, di cui costituisce parte integrante, la Convenzione finanziaria fu adottata per risolvere la questione economica ancora pendente tra Stato e Chiesa, disponendo (almeno sulla carta) la liquidazione dei crediti maturati dalla Santa Sede verso l’Italia a seguito dell’emanazione delle leggi eversive.

La Convenzione prevedeva infatti la corresponsione, da parte dell’Italia, della somma di 750 milioni di lire in contanti, oltre a un miliardo di lire in buoni del tesoro al 5%, a definitiva tacitazione dei reciproci rapporti finanziari conseguenti agli avvenimenti del 1870.

4.3. Il Concordato

Il Concordato lateranense fu espressamente voluto dalla Santa Sede a corredo delle trattative con lo Stato, per “regolare le condizioni della religione e della Chiesa in Italia”.

Punti salienti del Concordato sono:

• il riconoscimento alla Chiesa Cattolica del libero e pubblico esercizio del culto, del potere spirituale e di giurisdizione in materia ecclesiastica, conformemente alle norme concordatarie;

• la concessione di una serie di privilegi ed esoneri agli ecclesiastici;

• la riserva alla Santa Sede del potere di nomina di Vescovi e Arcivescovi, previa comunicazione allo Stato e sua conseguente approvazione, nonché la previsione dell’obbligo per i Vescovi di prestare giuramento di fedeltà allo Stato italiano;

• la previsione di un regime di favore per gli enti ecclesiastici, sia sul piano finanziario che fiscale, e di particolari forme di intervento finanziario a favore del clero (c.d. supplementi di congrua);

• il riconoscimento degli effetti civili al matrimonio religioso e la riserva ai Tribunali e dicasteri ecclesiastici delle cause di nullità del matrimonio e di dispensa dal matrimonio rato e non consumato;

• il riconoscimento della dottrina cristiana come fondamento e coronamento dell’istruzione pubblica e l’ulteriore estensione di tale insegnamento obbligatorio (già previsto per le scuole pubbliche elementari) anche alle scuole medie.

5. I principi espressi all’interno dei Patti Lateranensi

I principi salienti, affermatisi a seguito della stipula dei Patti Lateranensi, sono così sintetizzabili:

• il cattolicesimo è la religione di Stato e il suo insegnamento è obbligatorio nelle scuole pubbliche, elementari e medie;

• Stato Italiano e Santa Sede sono (e si riconoscono reciprocamente) entità statali sovrane, autonome e indipendenti, con personalità di diritto internazionale;

• la persona del Pontefice è sacra e inviolabile, al pari di quella del Re;

• Piazza San Pietro è soggetta ad un regime giuridico particolare, in quanto sovranità e giurisdizione spettano alla Santa Sede mentre l’erogazione dei servizi pubblici è di competenza dello Stato Italiano;

• alla Chiesa Cattolica è demandato il libero e pubblico esercizio del culto ed il potere spirituale e di giurisdizione in materia ecclesiastica, conformemente alle norme concordatarie;

• al matrimonio religioso sono riconosciuti gli effetti civili e ai Tribunali e dicasteri ecclesiastici sono riservate le cause di nullità del matrimonio e di dispensa dal matrimonio rato e non consumato;

• le sentenze emanate dalle autorità ecclesiastiche, inerenti persone ecclesiastiche o religiose, in materia spirituale o disciplinare, hanno efficacia giuridica in Italia;

• la Santa Sede è titolare del diritto di arbitrato internazionale e del diritto di legazione attivo e passivo; i suoi inviati godono di immunità diplomatiche e agli ecclesiastici spettano privilegi ed esoneri nonché un regime finanziario e fiscale di favore.

6. I Patti Lateranensi nella Costituzione

L’Art. 7 dellacostituzione italiana recita: “Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.”

L’articolo ribadisce quindi che Stato e Chiesa sono entrambe entità statali autonome, sovrane e indipendenti, ciascuna all’interno del proprio ordine, temporale e spirituale.

I loro rapporti sono regolati dai Patti, che possono essere modificati di comune accordo tra le parti oppure tramite il procedimento di revisione costituzionale di cui all’ Art.138

Ciò preclude quindi allo Stato italiano di poter intervenire unilateralmente sui Patti (così come su ogni altro accordo internazionale), senza aver prima modificato la Costituzione.

E’ importante sottolineare che l’articolo 7 non ha costituzionalizzato il contenuto dei Patti Lateranensi ma solo il principio di regolamentazione pattizia dei rapporti tra Stato e Chiesa.

I Patti non assurgono quindi al rango di norme costituzionali ma sono fonti del diritto atipiche, dotate di un grado di resistenza maggiore all’abrogazione rispetto alle norme ordinarie.

7. Le trattative che hanno portato all’inserimento dei Patti Lateranensi in Costituzione

L’inserimento dei Patti in Costituzione non ha avuto un decorso semplice né indolore.

La maggior parte dei Costituenti era infatti contraria a recepire un “prodotto” di chiaro stampo fascista, proprio a causa della natura giuridica dei Patti.

Trattandosi di convenzioni bilaterali, frutto di accordo con un’entità statale autonoma, una volta recepiti in Costituzione avrebbero infatti assunto una valenza giuridica superiore alle norme statali, introducendo principi – quali il riconoscimento del cattolicesimo come religione di Stato – palesemente in contrasto con la libertà di culto o l’uguaglianza di tutte le confessioni religiose di fronte alla legge, espressi dalla Carta repubblicana.

La diatriba in questione risentì fortemente del contesto socio-politico dell’epoca, in cui la Chiesa esercitava ancora un forte ascendente, continuando a rappresentare un alleato indispensabile al buon esito dei nuovi ideali democratici.

Prevalse quindi, ancora una volta, una soluzione di compromesso, nella convinzione che assecondare alcune richieste della Santa Sede avrebbe contribuito alla realizzazione della democrazia repubblicana.

I principali attori di questa operazione furono Giuseppe Dossetti e Palmiro Togliatti, artefice del “voltafaccia” del proprio partito in seno alla Costituente, nel tentativo di conseguire quella “pace religiosa” che egli reputava indispensabile al Paese per ripartire.

Fu invece Roberto Lucifero, liberale e monarchico, l’autore dell’omonimo emendamento cui si deve l’attuale formulazione dell’art. 7, secondo comma della Costituzione.

Un intervento di non poco conto, se si considera che ebbe il merito di eliminare la principale obiezione all’ingresso dei Patti in Costituzione, ribadendo che ad essere costituzionalizzato era il solo principio concordatario nei rapporti tra Stato e Chiesa e non i Patti.

8. Quando sono stati modificati i Patti Lateranensi?

Proprio la formulazione dell’art. 7 e dunque la “non costituzionalizzazione” dei Patti Lateranensi nel senso già indicato, consentì all’Italia di rivederne il contenuto, nel 1984, in accordo con la Santa Sede.

Nei decenni successivi all’entrata in vigore della Costituzione, la tanto auspicata opera di progressivo adeguamento dei Patti ai principi costituzionali non ebbe infatti alcun seguito.

Il contrasto tra le norme pattizie e quelle costituzionali, ma anche con la legislazione nazionale in materia di culto, sfociò in un’inevitabile e complessa trattativa con la Santa Sede, culminata il 18 febbraio 1984 con la sottoscrizione dell’Accordo di Villa Madama, che decretò una vera e propria riscrittura del Concordato lateranense.

8.1. L’Accordo di Villa Madama

Se il Concordato originario fu un tassello indispensabile nella definizione della “questione romana”, il c.d. Nuovo Concordato del 1984 rappresentò un completamento del percorso intrapreso, ridisegnando i rapporti tra Stato e Chiesa in chiave più democratica e moderna, alla luce del mutato contesto sociale, politico e religioso.

L’allora Presidente del Consiglio, Bettino Craxi, affermò che l’Accordo di Villa Madama apriva una nuova fase, trasformando i c.d. “patti di unione” del passato in “patti di libertà e di cooperazione”, anche alla luce delle puntualizzazioni offerte dal Concilio Vaticano II in ordine ai rapporti tra Chiesa e comunità politica.

8.1.1. Il contenuto dell’Accordo

L’Accordo di Villa Madama è strutturato in tre parti:

• il Preambolo: dà conto delle trasformazioni intervenute nella società italiana, a partire dall’entrata in vigore della Costituzione, e dei principi affermati dal Concilio Vaticano II in merito ai rapporti tra Stato e Chiesa;

• l’Accordo: suddiviso in 14 articoli, esprime i principi ispiratori dei nuovi rapporti tra Stato e Chiesa Cattolica, alla luce della Costituzione repubblicana;

• il Protocollo Addizionale: composto da 7 punti, contiene una serie di chiarimenti interpretativi per rendere più agevole l’applicazione dei Patti, incluse le modifiche apportate nel 1984.

Punti salienti del Nuovo Concordato sono:

• l’abrogazione del principio secondo cui il cattolicesimo è religione di Stato: si afferma infatti la neutralità religiosa dello Stato italiano, cui corrisponde una maggiore autonomia organizzativa della Chiesa cattolica;

• il riconoscimento di personalità giuridica agli enti ecclesiastici con fini di religione e culto;

• l’affermazione del principio di parità tra laici e chierici, cui consegue l’abolizione di parte delle esenzioni e privilegi precedentemente riconosciuti agli enti ecclesiastici e l’introduzione del sistema dell’8×1000, in luogo del supplemento di congrua;

• il superamento della riserva di giurisdizione ai Tribunali ecclesiastici delle cause di nullità del matrimonio;

• il riconoscimento degli effetti civili al matrimonio canonico, che per la Chiesa resta un vincolo indissolubile fino alla morte di uno dei coniugi, mentre per lo Stato può venir meno in caso di divorzio (introdotto in Italia con la legge n. 898/1970);

• la previsione dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche (non universitarie) di ogni ordine e grado, ma non più in termini obbligatori, garantendo a ciascuno, nel rispetto della libertà di coscienza, il diritto di non avvalersene.

Conclusioni dell’Autore

I patti lateranensi sono di fatto e come avete letto se siete arrivati fin qui, fondamentalmente anacronistici oggi, nella nostra società, rispetto al momento storico nei quali sono stati stipulati.

È quindi auspicabile una revisione degli stessi agendo attraverso l’articolo 138 della costituzione.

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Pubblicato da paolobran

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