Come sono pesanti le conversazioni della gente superficiale!

Come dividiamo il mondo in introversi ed estroversi, spesso siamo tentati di dividerlo in superficiali e profondi. Ma che cosa è davvero la superficialità?

Per lo scrittore russo Aleksandr Solzhenitsyn – che ha passato gran parte della sua vita internato in un gulag – la superficialità è la malattia del secolo.

Io concordo!

Ci sono persone disabili nel corpo a causa di incidenti, malattie o quant’altro. A queste ovviamente mi relaziono con la massima naturalezza.

Ci sono poi persone disabili nel cuore, con le quali purtroppo non riesco ad instaurare nessun tipo di rapporto vero, ma dalle quali, al contrario, devo allontanarmi di corsa.

Quando il superficiale mi stanca, mi stanca talmente tanto, che per riposare ho bisogno di un abisso.

A queste persone non potrò mai trasmettere il valore dell’empatia perché la loro disabilità non è dovuta a fattori esterni ma è insita in loro.

Come spiegare l’abisso a chi sceglie di restare in superficie?

Quando queste persone sentono che la loro esistenza è “minacciata” la loro empatia è smorzata da qualcosa di terribile; l’egoistica fame di sopravvivenza!

La stessa acqua che bollendo ammorbidisce una patata indurisce un uovo, non è quindi questione di circostanze esterne ma di che pasta sei fatto.

l peggio è che, oltretutto, vogliono pure discorrere delle cose serie e profonde.

Spesso, troppo spesso, se vogliamo dirla tutta, si sentono dei “tuttologi” e non disdegnano il fatto di dispensare consigli, opinioni, pareri e, ahimè, persino giudizi su tutto e su tutti.

Sono figli del loro tempo ed hanno ormai imparato che la gente ama i pensieri che non inducono a pensare.

Di questi tempi, si sa, un grammo di immagine val più di un chilo di fatti.

È si, credo di possedere lo spirito di una sirena perché la profondità non mi spaventa ma ho il sacrosanto terrore della superficialità, per la semplice ragione che, se l’universo ci avesse voluto superficiali, ci avrebbe creato in modalità Touch Screen.

Bada bene, caro lettore, sto riferendomi alla superficialità e non al pregio di saper prendere con leggerezza la vita. Nella leggerezza, nel non volersi prendere troppo sul serio, nell’autoironia, nel non troppo attaccamento, non vi è nulla di male, anzi tutt’altro; essa si, andrebbe coltivata come una dote speciale che a poche persone, alla nascita, è stata donata come optional di serie.

Pubblicato da paolobran

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