Assumiti la responsabilità della tua felicità!

Locus of Focus. Il tuo è interno o esterno?

Se l’ombrello si rompe mentre infuria un temporale, hai l’abitudine di prendertela con la cattiva sorte o riconosci che avresti dovuto comprarne uno nuovo, visto che le stecche avevano già dato chiari segnali di cedimento? E’ un esempio (banale) che può aiutarti a comprendere se sei un soggetto con un “locus of control” interno o esterno ovvero se hai l’abitudine di assumerti la responsabilità di quello che ti capita o meno. Per essere più precisi: il “locus of control” è il luogo (immaginario) dove si percepisce di avere il controllo degli eventi. Chi ce lo ha interno, tende a pensare che sia lui a controllare, gestire e determinare le cose (positive e negative) che gli capitano nella vita; chi ce lo ha esterno, tende invece a pensare che gli eventi siano imprevedibili e che dipendano da fattori che sfuggono al suo controllo. Ebbene, stando a quanto verificato dalla scienza, i soggetti con un “locus of control” interno sono quelli più propensi ad essere felici al lavoro e nella quotidianità, perché si sentono padroni delle loro vite, cercano di viverle al meglio e, in definitiva, si assumono la responsabilità della loro felicità.

Goditi i bei momenti

I nostri giorni, al lavoro come nella vita, non sono tutti piacevoli. Eppure i bei momenti esistono quindi, quando li troviamo, cerchiamo di apprezzarli come si deve”. E’ quanto suggerisce di fare la dottoressa Emiliana Simon-Thomas, ricercatrice alla University of California, Berkely. Che pure riconosce quanto sia difficile mantenere uno stato di felicità, specie quando si deve operare in un ambiente stressante e particolarmente competitivo. Dobbiamo imparare a dare il giusto valore ai bei momenti che sperimentiamo al lavoro o in famiglia e non convincersi che essi coincidano soltanto con i momenti di svago o di pura evasione. A farti star bene può essere anche un progetto portato a termine con successo, un riconoscimento da parte del capo, di un collega, di un famigliare, una chiacchierata stimolante durante la quale hai avuto l’opportunità di dire la tua o di difendere le tue idee. Per essere felici, occorre andare al di là delle apparenze e ripartire da tutto quello che ci procura benessere e appagamento.

Sforzati di guardare il bicchiere mezzo pieno e prova a pensare in prospettiva. Anche le situazioni sgradevoli possono insegnarti tanto e aprirti gli occhi su quello che vuoi realizzare o essere veramente. “Ho deciso di essere felice perché fa bene alla mia salute”, sosteneva Voltaire. Se non vuoi farlo perché non hai ancora imparato a volerti sufficientemente bene, fallo almeno per le tue coronarie.

SE SEI INTERESSATO A CONOSCERE LA MIA ATTIVITÀ DI LIFE & MASTER COACH VISITA LA MIA HOME PAGE:

https://paolobranveneziani.com/home-page/

SEGUIMI SUL MIO PROFILO INSTAGRAM:

https://www.instagram.com/paolo_bran_veneziani/

Glossofobia

Cos’è e come superarla con successo

Dalla super diva Barbra Streisand alla grande Adele, fino ai nostro compianto Luciano Pavarotti, Fiorello, e ancora: dal Hugh Jackman così come anche Brian Wilson dei Beach Boys ad altri “ insospettabili” star. La paura di parlare in pubblico, che si stima colpisca 1 persona su 4, è un “male” più democratico di quanto si possa immaginare.

Persino uomini di potere come l’economista Warren Buffet o il fondatore di Virgin, Richard Branson, hanno sofferto di “ansia da pubblico” prima di riuscire poi a superarla. Per alcune persone sconfiggerla è davvero imperativo. Parlare in pubblico, infatti, è fondamentale nel mondo del lavoro di oggi, questo a prescindere che tu sia una star o, passatemi il termine improprio, una “persona comune”. Pensiamo a un manager che debba intervenire durante una riunione. O a uno scienziato durante un convegno o a un avvocato in tribunale, ad un personaggio famoso che si deve interfacciare con il suo pubblico. O anche a uno studente all’esame.

Glossofobia: un problema diffuso

Secondo uno studio dell’organizzazione YouGov UK, ci sono 13 paure che tengono sveglie le persone di notte e la glossofobia è la terza più comune. I sintomi sono piuttosto vari e ricordano quelli di un classico attacco di panico: aumento della frequenza cardiaca, sudorazione eccessiva, affanno, crampi alla pancia, giramento di testa, vomito e in alcuni casi anche svenimento.

La buona notizia è che possiamo imparare a gestire la paura di parlare in pubblico. Ma attenzione ai falsi luoghi comuni. “Come quello che ci consiglia di immaginare il pubblico nudo o con il naso da clown: sono misure che non servono a superare la paura e distraggono dal discorso. Anche quel consiglio piuttosto diffuso, secondo il quale bisogna ripetersi in mente un mantra, rischia di distrarci e peggiorare la situazione anziché aiutarci”. Altra indicazione sbagliata è quella di esercitarsi davanti al proprio cane e vedere per quanto tempo si riesce a catturare la sua attenzione. Anche se lo ha suggerito uno studio americano, questo metodo non funziona. “Non si può paragonare la risposta di un cane a quella che potrebbe avere una platea di persone”.

Superare la paura di parlare in pubblico: i consigli

Ci sono però delle misure semplici che possono aiutare in vista di un discorso pubblico. Eccone alcune:

• Provare il discorso più volte. “Può sembrare una regola banale, ma alla fine è anche la più disattesa”. Non basta leggere e rileggere le slide – precisa – ma è necessario provare il discorso nella stessa modalità che si userà poi realmente. Quindi, se l’intervento lo richiede, bisogna alzare la voce o abbassarla come se si avesse di fronte il pubblico”.

• Prendere familiarità con il luogo in cui avverrà il discorso. “Magari andando a visitarlo prima del fatidico giorno”.

• Non leggere il discorso e non impararlo a memoria perché il più delle volte si finisce per sbagliare. “Una delle paure più diffuse è proprio quella di smarrire il filo del discorso, oltre a perdere in naturalezza, ecco perché non va imparato a memoria. Il discorso non va letto perché focalizzeremmo lo sguardo sul foglio anziché sul nostro pubblico. Se usi le slide scrivi poco testo; se parlerai a braccio, schematizza il tuo intervento in poche parole e appunti”, dice l’esperto.

• Guardare la platea negli occhi. “Mai guardare nel vuoto o fissare le slide. Bisogna cercare di guardare le persone negli occhi e, se l’aula è grande, guardarla a blocchi di persone”.

• Alzare leggermente il volume della voce. “So che è difficile per chi ha paura di parlare in pubblico ma posso garantire che funziona. Se infatti la voce è più alta del solito, il cervello trasmetterà più sicurezza. Inoltre, con un volume di voce più alto sarà difficile sentire la voce che trema”.

• Infine 5 minuti di respirazione diaframmatica ( clicca qui ) poco prima del tuo esame del tuo intervento o della tua intervista, ti aiuteranno a centrarti per permetterti di essere più concentrato sul focus e sugli obbiettivi del tuo discorso pubblico.

SE SEI INTERESSATO A CONOSCERE LA MIA ATTIVITÀ DI LIFE & MASTER COACH VISITA LA MIA HOME PAGE:

https://paolobranveneziani.com/home-page/

SEGUIMI SUL MIO PROFILO INSTAGRAM:

https://www.instagram.com/paolo_bran_veneziani/

Respirazione diaframmatica

I benefici psicofisici e la tecnica per praticarla

Il diaframma è un muscolo di forma cupoliforme e appiattita, una sorta di triangolo posizionato al centro del tronco che ricopre tutta la cavità toracica dividendola dalla cavità addominale, e ha un ruolo fondamentale nel processo di respirazione.

Infatti mentre i polmoni hanno un ruolo passivo, il diaframma attraverso il moto di contrazione e rilassamento assicura una respirazione corretta e profonda: quando inspiriamo il diaframma si contrae, abbassandosi, per permettere ai polmoni di riempirsi di aria mentre la pancia si gonfia; viceversa durante l’espirazione si rilassa e salendo permette il parziale svuotamento dei polmoni.

Perché è importante respirare con il diaframma?

La respirazione diaframmatica è la respirazione naturale e ideale”.
Nonostante questo spesso la nostra respirazione è toracica e superficiale, e non ci consente di inglobare tutto l’ossigeno che invece riusciamo a far entrare nel nostro corpo quando respiriamo utilizzando il diaframma.
Grazie alla respirazione diaframmatica otteniamo diversi vantaggi, tra cui i più immediati sono:

– scaricare la tensione dal collo e dalle spalle

– assumere una postura corretta

– la nostra voce diventa più nitida quando parliamo

In realtà questi sono solo alcuni dei benefici che possiamo notare quando iniziamo a respirare nel modo corretto.
Infatti la respirazione è una funzione così importante per il nostro corpo che agendo su di essa possiamo riuscire a regolare il nostro stato emotivo e aumentare la velocità di recupero dallo stress.
Questo è possibile perché, anche se per la maggior parte del giorno e della notte respiriamo senza rendercene conto, se vogliamo possiamo scegliere di regolare consapevolmente il nostro respiro modificando il ritmo, l’ampiezza e la durata di ogni nostro respiro.

Così facendo passiamo da un’azione involontaria a una respirazione consapevole.

Il modo in cui respiriamo ci dà informazioni sul nostro stato fisico ed emotivo

Osservando il modo in cui respiriamo possiamo capire molto del nostro stato fisico ed emotivo.
Ad esempio quando svolgiamo un’attività fisica intensa, come la corsa, siamo affannati, sentiamo il cuore in gola e la nostra respirazione è poco profonda e molto veloce.
Al contrario mentre dormiamo o appena ci svegliamo il nostro respiro è lento, calmo e regolare.

Inoltre la respirazione è legata non solo al nostro stato fisico ma anche al nostro stato psicologico ed emozionale: una persona che si trova in una situazione di stress molto intenso o di ansia tende ad avere una respirazione superficiale, di petto, poco profonda.
Non è un caso che spesso le persone che soffrono di ansia e stress hanno il diaframma molto rigido, il che impedisce loro di aver un respiro profondo, tipico invece delle persone equilibrate e calme, che respirano usando il diaframma nel modo corretto.
Queste osservazioni sono fondamentali perché ci permettono di fare un passaggio ulteriore: se è vero che osservando come una persona respira possiamo conoscere il suo stato fisico ed emozionale, allora è possibile anche il contrario, cioè condizionare il nostro stato fisico ed emozionale imparando a respirare in modo corretto?

Ebbene sì: il modo in cui respiriamo condiziona il nostro stato emotivo e fisico!

Infatti tutte le tecniche di rilassamento iniziano prestando attenzione alla respirazione. Lo yoga, ad esempio, unisce movimento e respirazione in un connubio di grande efficacia.

Con i miei clienti pongo una particolare attenzione ai diversi tipi di respirazione ed agli effetti che hanno sul corpo e la mente.

Imparando a modificare il nostro respiro possiamo cambiare il nostro stato emotivo e diminuire (o anche eliminare) il nostro livello di stress e tensione.

Come si respira con il diaframma

Ma ora passiamo alla pratica. Come si respira con il diaframma?

Se non hai mai provato la respirazione diaframmatica ti consigliamo di iniziare a fare degli esercizi da sdraiato, in posizione supina, perché in questo modo è più facile capire come funziona il diaframma.

Quando avrai preso confidenza naturalmente potrai iniziare a respirare con il diaframma anche da seduto o mentre sei in piedi e in ogni momento della tua giornata, anche perché se ti eserciterai regolarmente la respirazione diaframmatica diventerà per te un’abitudine e quindi lo farai anche senza accorgertene.

Iniziamo.

Sdraiati in posizione supina, con la pancia rivolta verso l’alto, su una superficie comoda, come un tappetino, con le gambe piegate e i piedi distanti tra loro circa 20 centimetri.
Distenditi e rilassati, e concentra l’attenzione sulla tua pancia.
Per sentire il diaframma metti una mano sulla pancia e una sul petto, e inizia a respirare: l’obiettivo è far alzare la mano poggiata sulla pancia mentre quella posizionata sul petto deve restare ferma.
Inspira dal naso e osserva la pancia riempirsi di aria, poi pian piano espira dalla bocca. La mano sul petto serve per fare in modo che il petto non si alzi.
Se noti che la mano sul petto si alza significa che non stai sfruttando il diaframma: continua a concentrare la tua attenzione sulla pancia e immagina che con l’aria che inspiri tu debba gonfiare un palloncino dentro la tua pancia. Man mano che ti eserciterai noterai sempre più che il petto rimarrà fermo e l’aria che inspiri andrà direttamente nella tua pancia.
Quando espiri apri la bocca e lascia uscire l’aria in modo passivo, senza contrarre i muscoli addominali o inarcare la schiena. Anche in questo caso la mano sul petto deve rimanere ferma.
Per respirare correttamente con il diaframma è necessario fare pratica: non demordere se non riesci subito! La tua consapevolezza aumenterà gradualmente.

Inizialmente questo modo di respirare potrebbe sembrarti innaturale; se però continuerai ad esercitarti anche solo per pochi giorni diventerà per te automatico.
Se inizialmente per esercitarti puoi espirare con la bocca, man mano che avanzi nel tuo percorso inspira ed espira con il naso: quando respiri con la bocca infatti l’aria entra direttamente in gola, fredda e secca, mentre quando respiri con il naso l’aria entra riscaldata, umidificata e purificata, e questo vale non solo per l’inspirazione ma anche per l’espirazione.
Espirare dalla bocca può essere utile solo in momenti di particolare ansia: in questi casi può servire a scaricare la tensione accumulata.

Altri benefici legati alla respirazione diaframmatica

Migliore ossigenazione del sangue

Ogni volta che respiri il tuo corpo incamera ossigeno ed elimina anidride carbonica. Tuttavia quando respiri gonfiando il petto e non la “pancia” non sfrutti completamente la capacità dei tuoi polmoni: i polmoni si riempiono solo al 30%!
Grazie alla respirazione diaframmatica sfrutti pienamente la capacità dei polmoni, riuscendo persino a triplicare la quantità di ossigeno che entra in circolo nel sangue. Inoltre respirando con il diaframma non affatichi i muscoli accessori della respirazione ed eviti tensioni e dolori al collo, alle spalle e alla cervicale.

Migliore digestione ed eliminazione delle sostanze di scarto

Durante la respirazione diaframmatica il diaframma si muove in alto e in basso stimolando il nervo vago, il principale nervo del sistema nervoso parasimpatico, che ha un ruolo molto importante legato alla fase della digestione di assorbimento dei nutrienti, e si occupa inoltre di attivare i meccanismi di rigenerazione cellulare.
La respirazione diaframmatica stimola inoltre i linfonodi e assiste il sistema linfatico, in cui le scorie e le tossine vengono raccolte prima di essere eliminate, e ne incrementa notevolmente la funzionalità, fino a 15 volte!
Anche il sistema circolatorio trae beneficio dalla respirazione diaframmatica, e questo incide sull’eliminazione delle scorie e sulla depurazione del corpo.

Rilassamento fisico e mentale

Respirare con il diaframma ha un effetto immediato sul tuo stato fisico e ti spinge verso una sensazione di rilassamento e tranquillità.
Per questo, in situazioni di forte stress, è utile concentrarsi sul proprio respiro e passare a una respirazione consapevole utilizzando il diaframma: immediatamente possiamo sentire il nostro corpo più disteso e meno pronto a un’azione aggressiva.
È anche un ottimo strumento per imparare a gestire lo stress e ridurlo notevolmente.

Miglioramento della qualità del sonno

Siamo tutti consapevoli che dormire bene apporta enormi benefici sulla salute: sia nella vita di ogni giorno sia in una prospettiva a lungo termine.
Un sonno sereno ci permette di recuperare le forze e prepararci, mentalmente e fisicamente, per le attività del giorno successivo. Purtroppo non sempre riusciamo a dormire in modo ottimale, spesso a causa dello stress e dei ritmi frenetici a cui siamo sottoposti. Se a questo aggiungiamo la mancanza di una corretta respirazione, che attiva la parte del sistema nervoso che manda nel nostro corpo l’adrenalina, allora addormentarsi e riposare bene può diventare un’impresa ardua!
La respirazione diaframmatica ti fa rilassare e ti permette di dormire profondamente, migliorando oltre al tuo sonno anche la qualità dei tuoi pensieri!

Miglioramento dei movimenti

Una respirazione scorretta causa alterazioni alla postura e al modo in cui ci muoviamo: la muscolatura profonda non viene stimolata e il risultato è che non abbiamo una corretta stabilizzazione della colonna vertebrale.
I muscoli superficiali, per compensare, si contraggono e rimangono in uno stato di continua tensione, e provocano così rigidità, dolori muscolari e una flessibilità ridotta.
Inoltre se mentre respiri contrai i muscoli del collo e delle spalle, i cosiddetti muscoli accessori della respirazione, questi si affaticano rapidamente, generando sia tensioni nella parte della cervicale sia alcune alterazioni posturali che limitano i movimenti del collo e della testa.

Respirando con il diaframma previeni tutto questo: respirare nel modo corretto stimola l’attivazione della muscolatura profonda e permette ai muscoli superficiali di rimanere rilassati garantendo maggiore flessibilità e libertà di movimento!

Miglioramento della performance sportiva e di altre performance

Abbiamo già visto che la respirazione diaframmatica migliora l’apporto di ossigeno ai nostri polmoni. Se quando ti alleni ricevi più ossigeno ed elimini più anidride carbonica, avrai più energia e sentirai meno la fatica!

Ora che conosci tutti i benefici derivanti da un corretto modo di respirare sei pronto per iniziare ad esercitarti. Passando a una respirazione consapevole e corretta trarrai benefici a livello non solo fisico ma anche emotivo: respirare nel modo corretto è un vero toccasana per la nostra salute!

Per concludere!

Introduci questo esercizio di respirazione nella tua vita facendolo diventare un’abitudine. Esercitati almeno una volta al giorno, almeno venti respiri, e noterai subito la differenza.

SE SEI INTERESSATO A CONOSCERE LA MIA ATTIVITÀ DI LIFE & MASTER COACH VISITA LA MIA HOME PAGE:

https://paolobranveneziani.com/home-page/

SEGUIMI SUL MIO PROFILO INSTAGRAM:

https://www.instagram.com/paolo_bran_veneziani/

Voglio sapere chi sei davvero, Voglio sapere se sai che ci sono!

“Non mi interessa cosa fai per vivere, voglio sapere per cosa sospiri e se rischi il tutto per trovare i sogni del tuo cuore.
Non mi interessa quanti anni hai, voglio sapere se ancora vuoi rischiare di sembrare stupido per l’amore, per i sogni, per l’avventura di essere vivo.
Non voglio sapere che pianeti minacciano la tua luna, voglio sapere se hai toccato il centro del tuo dolore, se sei rimasto aperto dopo i tradimenti della vita o se ti sei rinchiuso per paura del dolore futuro.
Voglio sapere se puoi sederti con il dolore, il mio e il tuo; se puoi ballare pazzamente e lasciare l’estasi riempirti fino alla punta delle dita senza prevenirti di cautela, di essere realisti, o di ricordarci le limitazioni degli esseri umani.
Non voglio sapere se la storia che mi stai raccontando sia vera.
Voglio sapere se sei capace di deludere un altro essere identico a te stesso, se puoi subire l’accusa di un tradimento e non tradire la tua anima.
Voglio sapere se sei fedele e quindi hai fiducia.
Voglio sapere se sai vedere la bellezza anche quando non é bella tutti i giorni.
Se sei capace di far sorgere la vita con la tua sola presenza.
Voglio sapere se puoi vivere con il fracasso, tuo e mio e continuare a gridare all’argento di luna piena: SÌ!
Non mi interessa dove abiti e quanti soldi hai, mi interessa se ti puoi alzare dopo una notte di dolore, triste o spaccato in due, e fare quel che si deve fare.
Non mi interessa chi sei, o come hai fatto per arrivare qui, voglio sapere se sapresti restare in mezzo al fuoco con me e non retrocedere.
Non voglio sapere cosa hai studiato, o con chi o dove, voglio sapere cosa ti sostiene dentro, quando tutto il resto non l’ha fatto.
Voglio sapere se sai che ci sono!

Ansia ad alto funzionamento

Viviamo in un mondo dove domina la virtualità, un mondo di maschere, apparenza e finzione. Il grande scopo della vita è trovare di nuovo la realtà.

L’ansia è una sensazione comune che “colpisce”chiunque, nessuno escluso.

L’ansia ad alto funzionamento è probabilmente quella più deleteria per noi.

Oltre al resto infatti, invece di cercare di esplorare le nostre emozioni, essa ci spinge a preoccuparci di proiettare una falsa immagine di sicurezza da “spacciare” come realtà alle persone, paradossalmente anche a chi ci è più vicino; anche a chi potrebbe comprenderci e sostenerci. Questo comportamento, sebbene abbastanza comune è da considerarsi deleterio.

Come spesso accade, il vero problema è la maschera che indossiamo per paura di svelare le nostre fragilità. Questo comportamento nasce dal timore del giudizio, dalla paura di non piacere per ciò che siamo realmente. Ovviamente, nessuno di noi, aggiungerei giustamente, vuole mettersi completamente a nudo di fronte al mondo, questo è normale e più che comprensibile.

È “La via di mezzo“ che ci viene in aiuto.

In alcuni casi, soprattutto in ambito lavorativo, siamo quasi costretti ad indossare la patinata maschera di persona sicura e forte. La cosa importante però è quella di non dimenticarsi di indossarla questa maschera, permettendo a noi stessi di togliercela ogniqualvolta siamo in un ambiente protetto, magari quando siamo assieme a persone delle quali ci fidiamo ma anche e soprattutto quando siamo soli con noi stessi, per permetterci di esplorare le nostre ansie, di comprendere i nostri limiti ma anche di rafforzare i nostri punti di forza. È importante non celare a noi stessi le nostre paure, i nostri punti deboli, le nostre fragilità. Esse, sono parte di tutti noi. Solo così facendo potremmo addentrarci in esse, accettarle, dialogarci assieme e perché no, abbracciarle, migliorando la nostra vita in tutti i suoi più svariati aspetti.

Felicità Versus Serenità

La felicità è una stronzetta perfettina che pure se la tira; è la serenità che ci fa vivere meglio

SE SEI INTERESSATO A CONOSCERE LA MIA ATTIVITÀ DI LIFE & MASTER COACH VISITA LA MIA HOME PAGE:

https://paolobranveneziani.com/home-page/

SEGUIMI SUL MIO PROFILO INSTAGRAM:

https://www.instagram.com/paolo_bran_veneziani/

Skerryvore, quando la musica diventa magica

Sono anime belle, sensibili, empatiche, creative. Se siete appassionati di Celtic rock scaricate la loro fantastica musica su spotify o visitate il loro sito 🎧🎼

Ho i miei dolori, amori, piaceri particolari; e tu hai i tuoi. Ma dolore, gioia, desiderio, speranza, amore, appartengono a tutti noi, in ogni tempo e in ogni luogo. La musica è l’unico mezzo con cui sentiamo queste emozioni nella loro universalità

Mindfulness e suoi benefici

Cos’è la mindfulness?

Negli ultimi anni si è diffusa molto quella che, utilizzando la parola inglese, viene chiamata mindfulness. Ma di cosa si tratta? La parola “mindfulness” significa “consapevolezza”, “piena attenzione”.

Si tratta di uno stato di coscienza in cui siamo testimoni vigili e presenti dei nostri pensieri, delle nostre emozioni e percezioni, momento per momento. Uno stato non facile da descrivere a parole perché si riferisce prima di tutto ad un’esperienza diretta.

Tra le possibili descrizioni di mindfulness è diventata “classica” quella di Jon Kabat-Zinn, uno dei pionieri di questo approccio. Per lui mindfulness significa “prestare attenzione con intenzione, al momento presente, in modo non giudicante”. Vivere l’esperienza del momento, nel qui e ora.

La mindfulness (consapevolezza) è uno stato mentale, una modalità dell’essere, non orientata ad uno scopo. E’ focalizzata al permettere di stare nel presente così com’è e di permettere a noi di essere, semplicemente, in questo presente. È quindi uno stato non concettuale, non verbale-discorsivo.

Quali sono le origini della mindfulness?

L’approccio della mindfulness deriva dalla meditazione di consapevolezza e la dottrina e la pratica meditativa buddista costituiscono la tradizione che più di tutte incarna ed esplicita questo tema.

Gli insegnamenti di Buddha, che vano sotto il nome di Dharma, indicano i fattori mentali che consentono all’individuo di cogliere l’essenza e la natura di ciascuna esperienza. In particolare, l’aspirazione, la fiducia, l’attenzione, la discriminazione e, naturalmente, la consapevolezza.

La tradizione Buddista

La presenza mentale, conoscenza di ciò che accade, è quella facoltà che nella tradizione buddista occorre coltivare come strada per giungere alla riduzione delle sofferenze umane. Queste sono considerate connesse ad una percezione erronea di un io individuale permanente.

Superare questa illusione permetterebbe il raggiungimento di un equilibrio emozionale e di un benessere psicologico duraturi.

Per raggiungere tale fine, la tradizione buddista non raccomanda un cambiamento della realtà esterna. Quanto piuttosto un mutamento dell’individuo stesso a livello cognitivo ed emotivo, per correggere gli errori che la mente umana commette di frequente quando non sia stata allenata e disciplinata.

La via è dunque prima di tutto pratica, fondata su una capacità innata, ma coltivata con disciplina”.

Mindfulness: esperienza presente, accettazione e consapevolezza

Esperienza presente

La mindfulness apre alla ricchezza del momento presente, alla pienezza dell’esperienza e a degli insight che portano ad una più profonda e intuitiva conoscenza della realtà e del modo di funzionare della mente stessa.

Ma la pienezza dell’esperienza comprende necessariamente anche il suo lato “negativo”: il disagio, la sofferenza, il dolore.

E qui si gioca uno degli aspetti più interessanti di questo approccio. Chiede e insegna a non respingere e a non negare questa dimensione ma ad accettarla, accoglierla e farne motivo di crescita e persino di creatività.

Accettazione

La mindfulness non è una tecnica di rilassamento (anche se il rilassamento ne è una diretta conseguenza). Non è un modo per entrare in qualche forma di trance, né per svuotare la mente, né per raggiungere il “vuoto”.

Non è una modalità per garantirsi un facile benessere psicofisico. Né è una forma di “buonismo” che ci spinge ad accettare tutto, ad accogliere acriticamente quello che ci accade, ad essere passivi nel nome dell’ “accettazione”.

Prospettiva della consapevolezza

Se il lato negativo della vita non possiamo evitarlo, allora la prospettiva della consapevolezza (mindfulness) ci offre una possibilità a prima vista strana e controintuitiva. Entrare in relazione più diretta con il disagio e la sofferenza, imparare a rivolgere piena attenzione, a fare spazio anche a quello che non ci piace, che non vorremmo o che ci fa soffrire.

In questo senso è un lavoro “controcorrente”, perché la tendenza automatica che abbiamo è fare esattamente l’opposto.

Ma in questa “mossa” apparentemente incomprensibile troviamo una possibilità di fare spazio, di lasciar essere e quindi di essere meno condizionati, meno oppressi anche dalle condizioni che ci portano disagio.

Paradossalmente, facendo questo, ci mettiamo nelle migliori condizioni possibili per trovare, quando ci sono, le vie e i modi più efficaci per gestire o risolvere le cause di sofferenza. A volte anche attingendo a intuizione creative.

La pratica della mindfulness faciliterebbe quindi il passare da uno stato di disequilibrio e sofferenza ad uno di maggiore percezione soggettiva di benessere, grazie ad una conoscenza e comprensione profonda degli stati e dei processi mentali e attraverso un lavoro attivo con essi.

Quali sono le applicazioni cliniche della mindfulness?

Da qui si comprende come negli ultimi decenni la mindfulness sia stata integrata in modelli e programmi terapeutici consolidati nel mondo occidentale e come abbia trovato in modo particolare una feconda integrazione con le psicoterapie di matrice cognitivo-comportamentale.

In questo ambito è stato pionieristico il lavoro di Jon Kabat-Zinn, professore di medicina presso la University of Massachusetts, che ha avuto un larghissimo seguito in ambito clinico ma più recentemente le applicazioni si sono estese all’ambito educativo e organizzativo come proposta di un vero e proprio stile di vita più salutare.

Kabat-Zinn e la meditazione mindfulness

Il lavoro di Kabat-Zinn parte proprio dalla sua convinzione che la pratica di meditazione mindfulness avesse il potere di trasformare in modo duraturo l’esperienza individuale della sofferenza e dello stress, offrendo un’alternativa alle strategie orientate alla risoluzione dei problemi che sono profondamente radicate nella cultura occidentale, spostando la prospettiva verso la medicina mente – corpo.

Kabat-Zinn ha voluto adattare le pratiche tradizionali di meditazione per poterle introdurre in contesti come quelli sanitari e ospedalieri, in modo che la pratica stessa fosse accessibile alle possibilità psicologiche e fisiche dei pazienti.

La meditazione mindfulness ha così lasciato le sue connotazioni spirituali e morali, rinuncia ad essere parte di un cammino per l’illuminazione e si è definita come un’attenzione focalizzata, rivolta al momento presente e non giudicante.

In questo modo è diventata parte di svariati programmi terapeutici attraverso pratiche di consapevolezza al tempo stesso antichissime e adatte al mondo occidentale.

Mindfulness-based stress reduction (MBSR)

Il protocollo Mindfulness Based Stress Reduction (MBSR) è stato il primo mindfulness training nato proprio dal lavoro di Jon Kabat-Zinn a partire dagli anni Settanta.

Ideato per pazienti affetti da dolore cronico o malattie terminali è stato in seguito applicato con successo ad altre condizioni cliniche fisiche e psicologiche, come nel trattamento cognitivo – comportamentale del disturbo berderline di personalità, nel trattamento dei vari disturbi di tipo dissociativo e nei protocolli più recenti per il trattamento dei disturbi d’ansia.

Mindfulness e terapia cognitiva

Mindfulness e cognitivismo hanno evidentemente in comune l’interesse per il ruolo che i pensieri giocano su emozioni e comportamenti. Così il successo del Mindfulness Based Stress Reduction ha fatto sì che anche nell’ambito della psicoterapia cognitiva si diffondesse un certo interesse per le pratiche di consapevolezza come strumento clinico.

Si è così aperto un orizzonte più ampio di interventi che hanno come caratteristiche comuni la pratica meditativa. Oltre che il formato di gruppo, la responsabilità individuale, la quantità consistente di impegno richiesto ai partecipanti, la prospettiva a lungo termine e l’orientamento non finalizzato al risultato.

Mindfulness-based cognitive therapy (MBCT)

Tra gli interventi derivati dal Mindfulness Based Stress Reduction, la Mindfulness Based Cognitive Therapy (Segal, Teasdale e Williams, 2002) è il protocollo più diffuso e testato scientificamente, ideato per pazienti con esperienza di depressione a stadi più elevati.

Tale protocollo si pone come obiettivo quello di lavorare su pensieri, emozioni e sensazioni che si riattivano in modo automatico durante periodi di umore negativo in persone che hanno avuto episodi depressivi. Aiutandole così a realizzare una trasformazione radicale nella loro relazione con i pensieri, con le emozioni e con le sensazioni fisiche che possono contribuire alle ricadute depressive.

In altre parole, lo scopo della meditazione mindfulness è insegnare ai pazienti una nuova relazione con le proprie esperienze mentali e corporee. Una relazione che permetta loro di fare un passo indietro rispetto alle risposte automatiche e quindi li protegga da quei circoli viziosi che comportano il rischio di ricadute.

Meditazione mindfulness e benessere

La mindfulness propone di sperimentare la modalità dell’essere, che non è uno speciale stato in cui ogni attività cessa. Bensì è una prospettiva decentrata che consenta di slegarsi dalle consuete modalità di risposta, automatiche e involontarie, che tentano di allontanare lo spiacevole e trattenere il piacevole (come accade nei processi di ruminazione depressiva.

In questa propsettiva, Siegel ritiene che, se non stiamo attenti, il nostro cervello sceglie per noi, al posto nostro.

A seconda della prospettiva che assumiamo possiamo chiamarlo pilota automatico, schema, coazione a ripetere, riflesso condizionato, modello operativo interno, influenze neurali “dall’alto verso il basso”. L’essere umano tende a reagire in modo stereotipato quando siamo di fronte ad un evento nuovo.

L’abitudine a pensare per categorie, ad attribuire forme note a quello che ancora non è formato, è insito nel funzionamento del nostro sistema nervoso. E’ correlato all’intenzione solo parzialmente conscia di aumentare le probabilità di adattamento all’ambiente. Ma adattarsi e sopravvevere non significa necessariamente vivere bene.

Il contributo di Siegel

Secondo Siegel, il benessere si trova tra due sponde. La rigidità da una parte e il caos dall’altra ed è sostenuto dalla capacità di attivare un processo di integrazione dell’ignoto con il noto.

Ancora secondo Siegel, per promuovere il benessere è necessario interrompere il condizionamento. Il pilota automatico, la coazione a ripetere che limita la fruizione di quel nutrimento indispensabile per lo sviluppo che sono le esperienze.

Esso individua nella meditazione mindfulness quella modalità di essere totalmente nel momento presente. Di fare esperienze dal “basso verso l’alto” che libera dalla funzione classificatrice del cervello a cui va prestata attenzione, nel senso che va sorvegliato.

Interrompere gli automatismi di risposta, far si che una persona sia in grado di evitare di mettere in atto reazioni comportamentali inadeguate o rappresentazioni della realtà non equilibrate è certamente un passaggio clinico cruciale per i processi psicoterapeutici, non solo per i pazienti, ma anche per i terapeuti stessi.

Mindfulness e integrazione neurale

Il substrato fisiologico alla base di un funzionamento mindful sembra essere l’integrazione neurale, che influenza e viene influenzata dalla consapevolezza di mindfulness.

Secondo l’autore la consapevolezza dell’esperienza che facciamo momento per momento può coinvolgere in uno stato integrato varie regioni del cervello. Incluse aree importanti della corteccia e le aree subcorticali del sistema limbico e del tronco encefalico.

L’integrazione neurale, in parte condotta da queste regioni frontali, può essere essenziale per creare un equilibrio basato sull’autoregolazione.

Le ultime ricerche suggeriscono come la mindfulness promuova cambiamenti funzionali nel cervello mediante la neuro plasticità. Questi percorsi di integrazione possono giocare un ruolo cruciale per il benessere.

Se stai ancora ancora aspettando la persona che ti cambierà la vita, dai un’occhiata allo specchio.

SE SEI INTERESSATO A CONOSCERE LA MIA ATTIVITÀ DI LIFE & MASTER COACH VISITA LA MIA HOME PAGE:

https://paolobranveneziani.com/home-page/

SEGUIMI SUL MIO PROFILO INSTAGRAM:

https://www.instagram.com/paolo_bran_veneziani/

Il 17 maggio è la Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia

È buffo, o meglio lo sarebbe se non fosse tragico, che si debba ancora oggi parlare di omofobia rimanendo cristallizzati in un passato che non se ne vuole andare, fatto di diritti negati e soprusi. Il 17 maggio si celebra la giornata internazionale contro l’ omofobia, la bifobia e la transfobia, istituita nel 2007 dall’Unione europea proprio per condannare le discriminazioni che ancora moltissime persone sono costrette a subire sulla base del loro orientamento sessuale.

Quando l’omosessualità era considerata una malattia

La data scelta per la ricorrenza ricorda il 17 maggio 1990, data in cui l’Organizzazione mondiale della sanità ( Oms) eliminò l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali. Ci vollero però ancora quattro anni perché la decisione divenisse operativa, con la successiva edizione del Dsm (Diagnostic and statistical manual of mental disorders), stilato nel 1994.

Omofobia in Italia

In Italia gli episodi di discriminazione sono ancora all’ordine del giorno e vengono perpetrati perfino dai vertici della società, come politici, funzionari pubblici e uomini d’affari. In Italia sarebbero oltre 50 ogni giorno le persone che subiscono discriminazione e violenza, secondo quanto riferito da Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay Center, centro che ospita associazioni, servizi sociali e iniziative culturali e aggregative.

Il fenomeno è poi peggiorato negli ultimi anni, facendo registrare un incremento del 9 per cento di abusi e violenze, anche a causa della pandemia di Covid-19, che ha esposto alcune persone a maggiore violenza domestica da parte di genitori o coinquilini omofobi. Un sondaggio effettuato nelle scuole del Lazio riflette la matrice culturale del problema: oltre il 34 per cento degli studenti pensa che l’omosessualità sia sbagliata e il 10 per cento ritiene sia una malattia.

Manca una legge contro l’omofobia

Di omofobia e transfobia in Italia si muore ancora. In occasione di questa giornata Arcigay evidenzia l’assenza nel nostro Paese, a differenza di altri paesi europei, di una legislazione efficace a contrasto delle discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere. Serve una legge contro l’omofobia e i crimini ad essa collegati, punendo così il reato di discriminazione e istigazione all’odio e alla violenza omofobica come il #ddlzan portato avanti tra mille sforzi e trabocchetti dal Deputato della Repubblica italiana #alessandrozan

La discriminazione non può più essere tollerata

“Nessuno dovrebbe avere paura di camminare per strada mano nella mano con la persona amata – ha affermato la vicepresidente della Commissione europea responsabile per le politiche sui valori e la trasparenza –. L’Europa difenderà sempre i diritti e le libertà fondamentali. Siamo un’Unione dell’uguaglianza”.

SE SEI INTERESSATO A CONOSCERE LA MIA ATTIVITÀ DI LIFE & MASTER COACH VISITA LA MIA HOME PAGE:

https://paolobranveneziani.com/home-page/

SEGUIMI SUL MIO PROFILO INSTAGRAM:

https://www.instagram.com/paolo_bran_veneziani/

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: